8.12.15

Di quanti campioni ho bisogno ? - (per capire come è andata la tiratura)


Anche io me lo sono sempre chiesto ...
"Quante misure devo fare, al fine di ottenere un dato attendibile, prima di poterle usare come buone per la creazione di una curva di compensazione ?"
...e non sono l'unico a domandarselo, visto che anche John Seymour (The Math Guy) si pone un simile quesito:
http://johnthemathguy.blogspot.de/2015/02/how-many-samples-do-i-need-with-lots-of.html

Ma facciamo prima un piccolo passo indietro. Per capire se una tiratura rientra nei parametri qualitativi imposti dalla ISO12647-2; ossia che almeno il 68% delle copie stampate rientrino nella tolleranza indicata, occorre interpretare questa tabella:


Qui John presuppone che si raccolgano 3 campioni casuali dalla tiratura, ed elenca le possibili combinazioni risultanti, riassumendole poi nella seguente affermazione:
"La colonna di destra ci aiuta a quantificare le possibilità di successo della nostra tiratura. Se la probabilità di aver raccolto un campione buono è rappresentata da 'p', allora la possibilità di aver raccolto 3 campioni buoni sarà 'p³'. Siamo quindi in grado di quantificare la probabilità che avremo raccolto due campioni buoni su tre per considerare l'intera produzione come buona.

La probabilità di avere una tiratura-ok, sulla base di tre campioni sarà = p² (1-p) + p² (1-p) + p² (1-p) + p³ "
Per maggiori dettagli sul ragionamento accademico vi rimando qui, dove 'The Math Guy' ci spiega come, per ridurre a 0 ogni possibile errore sulle misurazioni effettuate, occorrerebbe raccogliere dai 300 ai 1.200 campioni.
"Come come ?!??? 1.200 campioni ?!?!!?? Ma dico, siamo matti ???????"
...direte voi. Continuando nel ragionamento John ci spiega che il numero di misurazioni necessarie è strettamente legato al grado di precisione della valutazione che intendiamo ottenere.



... e questo è strettamente legato al numero di copie della tiratura in relazione alle aspettative del committente. Ossia: ha senso effettuare 100 misurazioni se la tiratura è di 250 copie ? Ovviamente no. O meglio, potrebbe averne se la richiesta del committente è di un accuratezza esasperata.
Ha senso effettuare 100 misurazioni se la tiratura è di 100.000 copie ? Probabilmente si. O meglio potrebbe non essere necessario se la richiesta del committente tollera ampi margini di errore.

La tabella sovrastante va interpretata applicando la seguente logica:
La percentuale espressa nelle colonne rappresenta la probabilità che un lavoro buono venga erroneamente considerato fuori tolleranza. Le prime tre linee della tabella (da 3.0 ΔE a 3.75 ΔE), rappresentano la possibilità che un lavoro buono venga considerato fuori tolleranza. Le successive tre linee (da 4.25 ΔE a 5.0 ΔE), rappresentano la possibilità che un lavoro fuori tolleranza venga erroneamente considerato come lavoro buono.
Vedete come all'aumentare dei campioni esaminati (da N=3 ad N=300), si riduca notevolmente la possibilità d'incorrere in errori di valutazione. Tutto ciò ha molto senso, ed ha un suo importante ritorno economico, quando si ha a che fare con commesse di una certa importanza, ma per la caratterizzazione della macchina da stampa ? Come possiamo muoverci ?

Io applico un mio metodo dettato da anni di esperienza sul campo... che molto probabilmente si pone in netto contrasto con quanto fin qui spiegato, o forse no... quindi direi di riaffrontare il discorso in un prossimo post.

Buone misurazioni.

7.12.15

Come implementare il retino stocastico (FM) nella propria realtà produttiva


Chi mi conosce sa che la mia predilezione per i retini FM (stocastici) affonda le sue radici nel tempo.
Rilancio questo interessante post pubblicato da Gordon Pritchard già 5 anni orsono, per ribadire un concetto fondamentale:
"Molte delle problematiche generalmente incontrare nell'implementazione dei retini FM, sono dovute alla cultura dello stampatore - non alla tecnologia in sè."
e ancora:
"Fate in modo che ognuno coinvolto nel processo di stampa e vendita, capisca il motivo che ha convinto l'azienda a cambiare il tipo di retino. Tutti devono volere ed essere parte attiva del cambiamento, per fare in modo che questo si trasformi in un vantaggio specifico in ogni area di competenza."
ed aggiungo: basta che un solo ingranaggio del sistema rifiuti il cambiamento per inceppare l'intero meccanismo.

Link alle pagine di The Print Guide:
http://the-print-guide.blogspot.it/2010/06/implementing-fm-screening.html

Buona implementazione dei retini FM.

4.12.15

Manuale sul Colore @ ISSM


Un interessante Manuale sul Colore, gratuitamente fruibile dalle pagine dell'Istituto Salesiano San Marco.

Link ufficiale:
https://www.issm.it/strumenti/manuali-tecnici/manuale-sul-colore.html

Buona lettura.

3.12.15

Finalmente ! - usare SN non è più un reato

Dopo quasi 10 anni, finalmente, l'hanno capita. Condividere su SN personali contenuti già presenti on-line, non è un delitto, ma pubblicità gratuita.

Cito dalle ultime linee guida aziendali:
"...sentitevi liberi di condividere, sui vostri profili privati, i post di K già pubblicati sui SN ufficiali, per aiutare i nostri contenuti a raggiungere il maggior audience possibile."
Non aggiungo altro... (potete sostituire a K il nome di fantasia che preferite).

Ogni riferimento a persone, cose o multinazionali che iniziano con la K è del tutto casuale.

2.12.15

La velocità del progresso ! - reloaded

Ragazzi ve lo ricordate questo post ?!??


In fin dei conti erano "solo" 10 anni fa... più o meno...

Ottimo, ora paragonatelo con questi:




Bhè, cosa ne pensate ? La realtà ha superato le nostre aspettative... o più semplicemente ci avevo visto giusto ?

13.11.15

ATIF - FlexoDay 2015 - ancora un grande successo


Oltre 350 partecipanti, diversi spunti interessanti.
"Siamo molto soddisfatti per questo Flexo Day 2015, che ha visto la partecipazione di illustri ospiti internazionali e che pone le basi per importanti e proficue collaborazioni globali. Appuntamento adesso per il Flexo Day sud, poi Drupa, dove Atif sarà protagonista con FTA Europe e le altre consociate e per la seconda edizione di BestinFlexo, che ha finalmente colmato una lacuna nel settore, perché in Italia mancava un concorso sulla qualità della stampa flexo", ha commentato soddisfatto il Presidente di Atif Sante Conselvan.
Qui sotto il link all'articolo su Converter.
http://www.converter.it/flexo-day-2015-ancora-un-grande-successo-targato-atif-premiati-i-vincitori-del-bestinflexo/

Buona lettura.

9.11.15

FlexoCalculator 1.6 reloaded



Se andate su http://www.maurolussignoli.it/downloads.htm troverete nuovamente disponibile la versione di FlexoCalculator 1.6 (rilasciata nel lontano Ottobre 2012).
Perché ?!??
Perché FlexoCalculator 2.0 (24), essendo stato sviluppato in Swift,  gira solo su sistemi OSX 10.10 o superiori. Quindi per chi ancora non avesse aggiornato i propri Mac, bhè... dovrete accontentarvi di usare la vecchia versione compatibile fino ad OSX 10.6.

Come come ?!?? I vostri Mac hanno un sistema antecedente al 10.6 ?!????
Ragazzi, su ... non scherziamo ...

Buon download.

22.10.15

ATIF - FlexoDay 2015 - 11 Novembre 2015


Siete pronti per il nuovo Flexo Day ?

Ci vediamo l' 11 Novembre 2015 al:
Savoia Hotel Regency
Via del Pilastro 2 - Bologna
Maggiori info e scheda di registrazione qui:
http://www.atif.it/it/flexo-day-2015-bologna-11-novembre/

Buona iscrizione.

21.10.15

FlexoCalculator 2.0 (24) - tool gratuito per la flessografia



FlexoCalculator viene rilasciato nella versione 2.0 built 24.

   

La grossa novità rispetto alla versione precedente è la presenza di un valido Help in linea.



L' Help rimanda anche a pagine web utili per l'approfondimento di alcuni argomenti specifici. Finalmente capirete appieno cosa si nasconde dietro ai calcoli di FlexoCalculator !

Sono alla ricerca di volontari per la localizzazione del programma e dell' Help in Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo.

Link per il download:
http://www.maurolussignoli.it/download_flexocalculator.php

Buon download.

15.10.15

Lastre senza sviluppo nei quotidiani



Semplicità... è la chiave per il cambiamento.

"In questo video Ronnie Moffat, Operations Manager di Highland Web Offset (Scozia), spiega il motivo per cui hanno deciso di passare alle lastre senza sviluppo."

Buona visione.

28.9.15

ATIF rinnova il suo sito


Finalmente !

ATIF rinnova il suo sito web. Vi troverete: le informazioni sull'associazione, i corsi, i documenti tecnici, le news... e molto altro.

Buona navigazione.

14.9.15

Un'immagine grande come un campo da calcio


Se vi dicessi che con gli scatti della vostra macchina fotografica digitale potreste stampare un'immagine grande come un campo da calcio mi dareste del folle ?

In rete si trovano svariate informazioni relative alla risoluzione delle immagini (PPI) necessaria per ottenere una specifica dimensione di stampa (ad es A3, A4 etc). Qui un esempio tratto dal sito ufficiale Nital. La quasi totalità di queste informazioni sono a mio avviso, diciamo così... incomplete.

Mi trovavo a ragionare sulla risoluzione delle immagini (PPI) in rapporto alle reali necessità di stampa (LPI); ero quasi sul punto di scrivere un post sull'argomento, quando ho letto questo articolo di Marco Olivottto ed ho pensato: "...bhè che altro aggiungere ? È già tutto scritto qui a chiare lettere !"

Poi, dopo attenta riflessione, ho deciso di aggiungere, a quel prezioso post, alcune considerazioni basate sulle ferree regole di stampa già note.

Visto che al giorno d'oggi la quasi totalità delle immagini stampate, derivano da scatti fotografici digitali, mi sono chiesto: "Senza dover necessariamente ricampionare le immagini, quanto saranno grandi quelle stesse immagini una volta stampate ?" (ossia stampandole con un rapporto 1:1)

Il calcolo è presto fatto!

La risoluzione delle immagini digitali (espressa in PPI) è intrinseca alla tecnologia usata per scattarle, quindi dipenderà esclusivamente dal sensore presente nella macchina fotografica, oltre ovviamente alle impostazioni date via software in fase di scatto, nel senso che lo stesso sensore può salvare le immagini alla sua massima risoluzione o ricampionarle al volo a risoluzioni inferiori.

Partendo da questo concetto ho stilato una tabella riportante alcune delle risoluzioni più diffuse sul mercato, ed ho calcolato la relativa misura in stampa espressa in centimetri.
Voi potreste obiettare: "Hey ! ma la dimensione finale della foto non dipende anche dalla lineatura scelta in fase di stampa ?!??"
Bravi, allora siete attenti ! Nella tabella sottostante infatti, noterete la colonna riportante la lineatura di stampa (LPI) e la relativa risoluzione richiesta in stampa (PPI), ottenuta applicando la seguente formula.
Risoluzione delle immagini (PPI) = lineatura di stampa (LPI) x fattore di qulità (Q) 
Dove LPI = 150, Q = 2.
In pratica la misura in cm riportata nella tabella sottostante viene calcolata considerando la classica risoluzione richiesta per una stampa commerciale 1:1 a 150lpi.
Per approfondire il rapporto che lega risoluzione del dispositivo di scrittura (DPI) e lineatura di stampa (LPI), vi suggerisco di leggere questo post.


Dalla tabella potete notare come un'attuale m/a fotografica digitale Full frame da 36Mpixel, possa tranquillamente stampare immagini in formato 62x41cm (a 150lpi), senza la minima perdita di dettaglio.
"E se cambio la lineatura di stampa ?!??"
Che domande! Cambierà di conseguenza anche la misura stampabile in formato 1:1 ottenibile da quegli specifici PPI. Tenete in considerazione che per una stampa offset commerciale, osservata quindi dai classici 55/70cm di distanza, retini superiori ai 200lpi non sono più distinguibili dall'occhio umano. Quindi lo standard di fatto di 150lpi soddisfa mediamente la qualità attesa da un processo di stampa Offset.

Avete notato come ho cercato di enfatizzare la distanza da cui viene vista la stampa ?

Un foglio A4 viene osservato normalmente ad una distanza compresa fra i 55 ed i 70cm. Dipende da quanto sono lunghe le vostre braccia !  :)  La risoluzione necessaria per riprodurre adeguatamente (ossia senza evidenziare scalettature) un'immagine digitale è indubbiamente proporzionale alla distanza da cui questa immagine verrà vista. Provate a pensarci. Immaginiamo di analizzare da vicino un retino di stampa a 150lpi, con l'ausilio di un lentino vedremo chiaramente i punti di retino. Se osservassimo lo stesso retino ad una distanza di 60cm (ossia ad occhio nudo), il retino comincerà a scomparire alla nostra vista. Osservando infine lo stesso retino da un metro o più di distanza, non saremo più in grado di distinguere i punti di retino. Ai nostri occhi la stampa sembrerà un immagine a tono continuo. Eppure la risoluzione dell'immagine stampata non è cambiata vero ?

Leggendo il post di Marco Olivotto precedentemente citato, scopriamo che la risoluzione necessaria per ottenere una buona qualità di stampa è la seguente:
risoluzione (PPI) = 8.733 / distanza_di_visualizzazione (cm)
Vedete come l'unico fattore importante, al fine della definizione della risoluzione di un immagine da stampare, sia la distanza di visualizzazione, e non la lineatura o i DPI od altri arzigogolati parametri.

Chiarito questo concetto ripropongo il quesito di inizio post: "Se vi dicessi che con gli scatti della vostra macchina fotografica digitale potreste stampare un'immagine grande come un campo da calcio mi dareste del folle ?"

Proviamo a seguire questo ragionamento: Se l'immagine stampata sarà grande come un campo da calcio, da che distanza verrà osservata questa immagine ?

Facendo le opportune considerazioni; porto ad esempio lo stadio Meazza, dove il campo di gioco è grande 105x68mt, ed il terzo anello si eleva fino a 45mt dal suolo, direi che mediamente la distanza di visualizzazione potrebbe attestarsi intorno ai 60mt.

Applicando la formula di cui sopra avremo:
8,733 / (60*100) = 1,46ppi
Calcolando a ritroso, la lineatura di stampa sarà: 1,46ppi / 2 = 0,7lpi

Stampando a meno di una linea per pollice, sapete quanti PPI basteranno per coprire una grandezza vicina a quella di un campo da calcio ?

Basterà un file di 5520 x 3580 PPI (circa 20 Mpixel)

Ah... la vostra strabiliante reflex ne ha 36 di Megapixel ??? Bhè, allora state tranquilli, potrete indubbiamente ricoprire un campo da calcio con i vostri migliori scatti fotografici ! Basterà effettuare il tiling dell'immagine e stamparla su plotter di grande formato.

Buona maxi stampa delle vostre immagini.

10.9.15

Importare le curve Harmony in Colorflow



Video dimostrativo che vi spiega passo passo come importare le curve di calibrazione Harmony in ColorFlow.

Buona importazione.

9.9.15

Gestire le chiamate di assistenza tecnica via Partner Place

Sei un cliente Kodak ?
Puoi usare il portale Partner Place per iscriverti e gestire le tue chiamate di assistenza tecnica ...



... e non solo !

Buona iscrizione.

1.9.15

La cianografica ed i dialetti


Domanda: « ...allo stato attuale dei processi di stampa e prestampa, quali aspetti della cianografica sono più soggetti ad errore e dunque bisogna controllare con maggiore accuratezza prima di apporre il visto si stampi ?»

Risposta: «A mio avviso la domanda è un pò vaga e suona come chiedere: qual'è l'errore d'interpretazione più diffuso nei RIP attuali ? A tale quesito trovo sia molto difficile dare una risposta semplice ed univoca, nel senso che se avessi in tasca LA risposta, verrebbe meno la necessità stessa di vistare le cianografiche, in quanto saprei già (su base statistica) cosa e dove controllare. 

Come molti di voi sapranno la cianografica consiste nella rasterizzazione e stampa (o visualizzazione a monitor in caso di soft-proofing) di una grafica vettoriale. In un flusso di lavoro NORM (Normalize Once Render Many), la garanzia che il prodotto che si sta vistando (su carta o via web) venga fedelmente riprodotto in fase di stampa, è data dal fatto che sia la cianografica che il prodotto stampato verranno interpretati dal medesimo RIP, partendo dai medesimi files d'ingresso. Questa garanzia è tanto più vera quanto più solido è il flusso di lavoro in uso.
Nessun flusso di lavoro al mondo però, senza il supporto di una cianografica, potrà mai garantirvi che i files ricevuti in ingresso verranno stampati esattamente così come voi li vedete a monitor; per il semplice fatto che il RIP è un interprete che cerca di tradurre una composizione grafica vettoriale (solitamente contenuta in un documento PDF) negli equivalenti retini di stampa da esporre in lastra.

E qui iniziano i problemi...

Voi potreste obiettare: "Perché ? I PDF non sono tutti uguali ?"
NO ! I PDF non sono tutti uguali, vedi qui per capire quante diverse versioni ne sono state rilasciate nel corso degli anni. Il formato PDF è uno standard definito da Adobe, ma ogni produttore di software può implementarlo nei propri programmi in modo leggermente diverso, ovviamente senza volerne volontariamente infrangerne i dogmi. Anche i programmi di composizione grafica presenti sul mercato sono molti ed ognuno di essi con versioni diverse (e bug diversi). Rapportando ogni versione del formato PDF implementata in un software di composizione grafica ad un "dialetto", risulta immediato capire quanti possibili "dialetti" possano esistere.

Quando il RIP cerca di interpretare un documento, dovrebbe quindi essere in grado di capire ogni possibile "dialetto" esprimibile da ogni software grafico presente sul mercato, in ogni sua versione commercializzata.

A questo poi, come se non bastasse, dobbiamo aggiungere che il formato PDF non è l'unico "dialetto" interpretabile dal RIP, ma ne esistono molti altri, ricordiamone alcuni: EPS, PS , DCS, CT/LW, TIFF/IT etc., ognuno di questi esistente in diverse versioni.

Ora capite come le cose che inizialmente potevano sembrare semplici, possano inevitabilmente complicarsi. Le variabili implicate nel processo di rasterizzazione di un documento vettoriale, ossia le combinazioni di:
  • tipologia e versione del software di composizione grafica
  • tipologia e versione del formato del file vettoriale
  • tipologia e versione del motore RIP usato per la rasterizzazione
  • parametri usati nel RIP durante il processo di rasterizzazione
sono tali e tante da non poterci preventivamente garantire al 100% la corretta interpretazione del documento ricevuto in ingresso.

È anche sì vero che senza l'ausilio di un buon flusso di lavoro la stragrande maggioranza dei problemi che potrebbero essere riscontrati poi in stampa, non verrebbero anticipatamente risolti durante la fase di normalizzazione dei documenti; ma, a pensarci bene e considerando quanto fin qui esposto, il "visto della cianografica" è una fase essenziale ed ineliminabile dal processo di lavorazione, atto ad assicurare quella fedeltà di riproduzione dello stampato che il flusso di lavoro in sè, senza l'aiuto del controllo umano, non è in grado di garantire.»


Chiarito quanto sopra posso dire che :
  1. Il processo di visto si stampi della cianografica (sia essa soft o hard proof) è un passo ineliminabile in ogni flusso di lavoro prestampa e valutabile solo dal personale tecnico addetto a tale compito.
  2. Considerando l'elevatissimo numero di variabili coinvolte nel processo di rasterizzazione, sapere a priori quali saranno gli elementi vettoriali che potrebbero essere "interpretati in modo anomalo" dal RIP è pressoché impossibile.
  3. Gli errori d'interpretazione di un RIP possono anche essere prossimi allo 0% ma nessun RIP può esserne ritenuto esente al 100% .
  4. Quello che voi od il vostro cliente vedete a monitor (nel file vettoriale) è irrilevante ai fini contrattuali. Solo gli elementi grafici presenti e vistati sulla cianografica sono contrattualmente rilevanti.
Ultimo, ma non meno significativo, il visto si stampi della prova colore. Da attuare sempre in parallelo al visto si stampi della cianografica.

Buona analisi della ciano.

p.s. grazie ad Alessandro per avermi posto la domanda di inizio post.

15.7.15

Blender più Cycles per un ottimo fotorealismo


Per chi si fosse chiesto con quali strumenti ho realizzato l'animazione del post precedente, è presto detto. Blender + Cycles ed il fotorealismo è assicurato !

http://www.maurolussignoli.it/video_2ndcomposition_720p.htm

Buona visione.

25.6.15

Quando è grande un micron ? - viaggio nel microcosmo


Lavorando da diverso tempo nelle arti grafiche ho avuto spesso l'occasione di imbattermi in diversi tipi di grandezze, da quelle enormi alle più minute.

Un tipico esempio di grandezza che spiazza ed affascina è la dimensione delle macchine da stampa. Avete presente una rotativa offset da 128 pagine con forno ? Stiamo parlando di macchinoni lunghi decine di metri. Al cospetto di questi giganti di ferro, la figura umana, semplicemente, si perde di vista.

Un altro esempio di grandezza che spiazza ed incuriosisce, è la dimensione dei punti di retino. Avete presente quanto è grande l' 1% di un retino AM a 150lpi ? Stiamo parlando di circa 20 microns. E' una misura così piccola che, ad occhio nudo, è difficile da percepire.

La cosa buffa poi, è che quei costosi macchinoni lunghi decine di metri, servono proprio per mettere sulla carta (o sul supporto di stampa PVC etc.) quei minuscoli puntini colorati, pare strano vero ?
(maggiori info qui: http://artigrafiche.maurolussignoli.it/2015/01/perche-in-stampa-devo-retinare-le.html)

Quando si parla di grandezze espresse in centimetri, metri o chilometri tutti hanno in mente, chi più chi meno, un loro riferimento, quindi tutti riescono a prefigurarsi di cosa si tratti; quando invece si parla di misure piccolissime in pochi riescono ad apprezzarne la reale entità.
E se vi dicessi che un micron equivale ad 1 x 10-6 metri (1 µ = 0,000001 m) ?
Ossia un milionesimo di metro, o se preferite un millesimo di millimetro.

Ah, bhè ... allora si che adesso è tutto più chiaro vero ?!??

Se anche voi vi siete chiesti quanto sia la reale misura di un micron, bhè, non c'è nulla di più facile che cliccare sul link sottostante e guardare il video per capirlo.

http://www.maurolussignoli.it/video_micronsv2-1_720p.htm
(aggiornamento alla versione 2.1: movimento più fluido, aggiunte nuove luci per la visione posteriore degli oggetti e per la prospettiva della sezione del capello umano)

http://www.maurolussignoli.it/video_micronsv2-3_720p.htm
(aggiornamento alla versione 2.3: usato il motore di rendering Cycles, più fotorealistico rispetto al default di Blender)

Buona visione.

11.5.15

BestInFlexo @ ATIF - Il premio per la qualità di stampa flessografica

Cito dalla comunicazione ufficiale:
"IL PREMIO 
BestinFlexo è un concorso promosso da ATIF – Associazione Tecnica Italiana per
la Flessografia – che vede la sua prima edizione nel 2015. Scopo del premio è
promuovere la competizione tra gli stampatori/converter che si avvalgono della
tecnologia flessografica, al fine di stimolare il continuo miglioramento della qualità
di riproduzione e stampa. La qualità del prodotto stampato è infatti il parametro al
centro della valutazione della giuria costituita da esperti dell’industria grafica e del
comparto imballaggio. 
CHI PUÒ PARTECIPARE 
Possono partecipare al concorso le aziende di stampa/converting residenti in
Italia, comprese le Società estere con stabilimenti di produzione sul territorio nazionale. 
LE CATEGORIE 
Sono previste 8 categorie nelle quali possono rientrare i lavori presentati al concorso.
BANDA STRETTA supporto CARTA/CARTONCINO (larghezza fino a 500 mm)
BANDA STRETTA supporto FILM (larghezza fino a 500 mm)
BANDA MEDIA supporto CARTA/CARTONCINO (larghezza oltre 500 mm e fino a 850 mm)
BANDA MEDIA supporto FILM (larghezza oltre 500 mm e fino a 850 mm)
BANDA MEDIA supporto CARTONE ONDULATO “post-print” (larghezza oltre 500 mm e fi no a 850 mm)
BANDA LARGA supporto CARTA / CARTONCINO (larghezza oltre 850 mm)
BANDA LARGA supporto FILM (larghezza oltre 850 mm)
BANDA LARGA supporto CARTONE ONDULATO “post-print” (larghezza oltre 850 mm)
CRITERI DI VALUTAZIONE 
La giuria del premio esaminerà i lavori presentati secondo vari criteri di valutazione
della qualità di stampa tenendo conto delle peculiarità del lavoro esaminato e della
tecnologia impiegata. Saranno quindi elementi fondamentali la precisione del
registro colore, la nitidezza di testi e immagini, la resa tonale in considerazione
delle caratteristiche del supporto, pur evitando di esprimere giudizi sulla fedeltà
cromatica per mancanza di un raffronto con originali e prove colore."
Maggiori informazioni sul sito ATIF:
http://www.atif.it

Buona iscrizione.

2.4.15

FlexoCalculator 2.0 - tool gratuito per la flessografia



A grande richiesta viene rilasciata la nuova versione di FlexoCalculator v2.0 .

Il programma è stato interamente riscritto in Swift. Nuove funzioni:

  • UI completamente ridisegnata in stile Yosemite
  • Localizzazione Italiano ed Inglese
  • Il separatore decimali e migliaia è relativo alla lingua usata
  • Maggiori e più utili informazioni nella sezione Microns (ad esempio viene indicato di quanti pixels sarà composto il vostro punto di retino)
  • La sezione Microns visualizza tutte le percentuali di retino in un colpo d'occhio
  • La sezione Minimi ora è più strutturata e funzionale
  • Nella sezione Minimi viene indicato lo spessore costa
  • La sezione Distorsione ora visualizza sia la Distorsione che l'Accorciamento
  • Nuova sezione Conversioni per la conversione di unità di misura, volumi e numeri
Screenshots:






Sono alla ricerca di volontari per la localizzazione in Francese, Tedesco e Spagnolo.

Link per il download:
http://www.maurolussignoli.it/download_flexocalculator.php

Buon download.

5.3.15

Scrivete una lettera ai vostri pronipoti - cenni di preservazione digitale


Ora prendetevi un'ora di tempo solo per voi; staccate un attimo la spina, dimenticatevi del lavoro e di tutti i problemi legati alla produzione, non venite a raccontarmi che non avete tempo... per sessanta minuti non muore nessuno ! Sono solo quattro uno e due zeri (60 in binario = 111100) cosa volete che sia ! Non chiedetemi perché voglio esprimere 60 minuti in binario, fra poco lo capirete...

Dedicate questi minuti a scrivere una lettera ai vostri discendenti, ai nipoti o meglio pronipoti. Non è difficile, descrivete in poche righe il vostro punto di vista sul mondo di oggi, su come vi appare, su come vorreste che fosse, su come vi augurereste che diventasse e, soprattutto, su cosa state facendo per loro; per far sì che un domani, si trovino a vivere in un mondo migliore. Basta iniziare con un argomento che vi sta a cuore, poi le parole arriveranno da sole suggerite dal vostro desiderio di farvi sentire, di lasciar loro un messaggio, di indicargli una via e, non ultimo, di lasciare una traccia del vostro passaggio su questa terra.

Fatto ? Ottimo !

Non vi chiederò cosa avete scritto (sono argomenti personali), ma vi chiederò come lo avete scritto e, soprattutto, dove lo avete salvato. Perché una cosa è certa: di sicuro per scrivere non avrete preso carta penna e calamaio ! Tutt'al più avrete usato un programma di video scrittura e la vostra fidata tastiera (caso A), se non addirittura l'avrete scritta direttamente su un social ! (caso B)

Ora ipotizziamo che i vostri pronipoti, destinatari della missiva, ritrovino il vostro scritto e desiderosi di conoscerne il contenuto, vogliano leggerlo al più presto.

Che problemi incontreranno nel farlo ?

Ricordiamoci che stiamo rivolgendoci ai nostri pronipoti. Quando ci leggeranno saranno passati almeno 250 anni da oggi. Se anche Vint Cerf (uno dei padri fondatori di Internet) lancia l'allarme sulla conservazione dei dati digitali, direi che il problema è da tenere in una certa considerarazione. Innanzitutto io dividerei la problematica in due aspetti specifici, ossia la "Preservazione del dato" e l' "Obsolescenza del dato".


Preservazione del dato

Le informazioni memorizzate in forma digitale, che percepiamo come eteree e durature, è triste dirlo ma, non sono immortali !
Non lo sono in quanto sempre salvate su dei supporti (media), siano essi hard-disk, chiavette USB, DVD od altro, tutti inevitabilmente fisici, quindi soggetti ad usura e guasti.

Confrontiamo la longevità della carta rispetto ad un hard-disk; la carta si deteriora in termini di brillantezza e di coloritura, ma questo stesso deterioramento diviene visibile dopo almeno 10 decenni (100 anni), e quando il deterioramento avviene, esso non impedisce del tutto il recupero delle informazioni stampate. L'impossibilità fisica di maneggiare un foglio stampato (pena la sua distruzione), e quindi l'impossibilità di accedere ai contenuti stampati, avviene in tempi ancora più lunghi. Solo per farvi un esempio il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, viene datato intorno al 1500dc, quindi ha più di 500 anni.

Nel mondo digitale invece, fatta eccezione degli M-Disc (la cui reale durata non è stata ancora del tutto provata), i dati si deteriorano in molto meno tempo, ed una volta che il deterioramento è avvenuto, in molti casi, i dati sono irrimediabilmente persi.

Riporto una tabella comparativa delle varie tecnologie digitali, e la loro durata nel tempo:
  • Nastri magnetici / Cassette: 10-20 anni
  • Floppy Disk: 10-20 anni
  • CDs  DVDs: 5-10 anni se vergini 2-5 anni se masterizzati
  • Blu-Ray: non meglio definito, probabilmente oltre 2-5 anni se masterizzati
  • M-Disc: 1000 anni (teoricamente)
  • Hard Disk: 3-5 anni
  • Flash Storage: dipende dai cicli di scrittura effettuati, 5-10 anni o più
(Fonte: http://www.storagecraft.com/blog/data-storage-lifespan/)

Ricordiamoci che quando un produttore di media afferma che il suo possa durare un tot numero di anni, questo non significa che il media durerà certamente per quel periodo, ma che il media potrebbe mantenere i dati per quel periodo "se adeguatamente conservato nei modi indicati". Ma quanti di noi archiviano i loro media in condizioni ottimali di esposizione alla luce, temperatura ed umidità ?

Queste caratteristiche di longevità dei dati digitali, lascia molto poco tempo tra la decisione di una preservazione degli stessi e la messa in atto della loro preservazione.


Obsolescenza del dato

Un aspetto non meno importante riguarda l'obsolescenza del dato. I dati salvati in forma digitale, senza il supporto di un apposito software che li decodifichi, non sono altro che un'infinita sequenza di 0 e di 1, quindi inintelligibili dall'uomo.
La tecnologia digitale si sviluppa molto velocemente ed i software utilizzati oggi per creare/leggere i documenti possono risultare obsoleti nel giro di pochi anni. Quando un software od una tecnologia per la decodifica di un'informazione digitale viene abbandonata, oppure quando l'hardware sul quale l'informazione è conservata non è più disponibile, le informazioni ivi registrate possono andare facilmente perdute semplicemente perché non più decodificabili dall'uomo.

Maggiori dettagli qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Preservazione_digitale
http://www.dpworkshop.org/dpm-ita/contents.html
http://www.duraspace.org


Ma ora torniamo alla missiva scritta ai vostri pronipoti, ed ai due casi di cui sopra:

Caso A - software di videoscrittura

Ipotizzando che l'abbiate scritta con un programma di video scrittura.
Ripensando alla preservazione del dato; avete salvato il file su un media che definireste "longevo" ? Oppure avete lasciato disposizioni per la replicazione di quel media negli anni ?
Ripensando all'obsolescenza; secondo voi i vostri pronipoti disporranno ancora del programma in grado di leggere il contenuto della vostra missiva ? Se così non fosse avete lasciato anche le indicazioni su come debba essere letto il vostro documento ?

Caso B - social network

Ipotizzando che l'abbiate scritta su un social network.
In questo caso state delegando a terzi la gestione della preservazione e dell'obsolescenza dei vostri dati. Poniamoci comunque le seguenti domande: fra 250 anni sarà ancora aperto il social cui abbiamo affidato i nostri dati ? Il nostro account su quel social sarà ancora attivo e visibile a tutti ? E, soprattutto, i destinatari della missiva avranno ancora modo di accedere a quel documento via internet, così come facciamo noi oggi, per poterlo leggere ?

Lo so, lo so ... sono molte domande; ma affrontarle è ineludibile per capire se quello che stiamo facendo, o che abbiamo già fatto, nel nostro mondo digitale, sopravviverà al passare del tempo.

Ora, ipotizziamo che quello che vogliamo preservare dal deterioramento non sia solo la lettera indirizzata ai nostri cari pronipoti, benché importantissima, ma siano anche i lavori che i vostri clienti, già in passato così come oggi stesso, hanno riposto nelle vostre mani. Quegli stessi lavori che, anche se solo saltuariamente, i vostri clienti vi chiedono di ricevere indietro sotto forma di ristampe, sicuri della vostra risposta affermativa. Bene, oggi io vi chiedo: "Vi rendete conto dell'importanza dei dati che conservate sui vostri server ? State attuando delle strategie di conservazione del dato ?".
Non aspettiamo oltre, attuiamo ora una strategia per la conservazione dei nostri dati !
Se vogliamo che in qualche modo i nostri dati ci sopravvivano, dobbiamo attuare delle strategie che possiamo classificarle nelle seguenti categorie:

Refreshing: Il refreshing è il trasferimento di dati tra due supporti digitali dello stesso tipo; in questo modo non ci sono cambi o alterazioni della rappresentazione binaria dei dati. La longevità del media rimane immutata ma viene dilatata nel tempo ripartendo dal momento della copia dei dati.

Migrazione: La migrazione è il trasferimento dei dati su un nuovo sistema e/o su supporti digitali diversi. Questa strategia può comportare la conversione delle risorse da un formato a un altro (per esempio la conversione di un documento Word ad uno PDF o OpenDocument), da un sistema operativo ad un altro o da un linguaggio di programmazione ad un altro (ad esempio dal linguaggio C a Java) in modo che la risorsa resti pienamente accessibile e funzionale. La migrazione, a differenza del refreshing, comporta un notevole lavoro di conversione.

Duplicazione: La duplicazione (replica e/o backup) è la creazione di più copie dei dati su più sistemi. I dati che sono disponibili in singola copia su un solo sistema sono soggetti al rischio di crash del sistema ospitante, di alterazione intenzionale o accidentale, o di catastrofi ambientali quali: incendi, allagamenti, terremoti etc. Attraverso la duplicazione su più sistemi, meglio se fisicamente dislocati in sedi geografiche diverse, si aumentano notevolmente le possibilità di recupero in caso di disastro.

Ovviamente ogni strategia di conservazione dei dati, in funzione del livello di sicurezza progettato e voluto ed alla quantità dei dati da gestire, comporta dei costi d'integrazione e d'esercizio che possono variare dall'investimento economico all'assolutamente ingente.

In conclusione: "O attuate una seria strategia di conservazione dei dati digitali; oppure non vi resta che scrivere la vostra missiva ancora con carta penna e calamaio e, mi raccomando, abbiate cura di riporla in mani sicure !"

Buona conservazione dei dati.

17.2.15

L'immagine che vedete a monitor "NON ESISTE" - viaggio nella gestione colore partendo dal prodotto stampato

Recentemente sono stato a fare un avviamento macchina presso uno stampatore flexo.

La macchina in questione era una Göpfert 4 colori + vernice, per chi non fosse avvezzo, si tratta di un bestione simile a questo:
(maggiori info qui: http://www.goepfert.de/1/machines/flexo-printing/)

Si, avete visto bene; le scale servono per "accedere" alla macchina da stampa. Purtroppo nella foto non c'è una figura umana a riferimento, ma vi posso assicurare che la bestiola è abbastanza grossa.

Il soggetto da stampare era una bella forma test contenente diverse immagini ed una serie di scalette di controllo. L'obbiettivo della stampa era ottenere dei buoni risultati su diversi supporti ed a diverse lineature, per poterli poi misurare ed effettuare la caratterizzazione colore della "signorina" di cui sopra. Se vi state chiedendo perché vi racconto questo antefatto e cosa c'entri con il vostro monitor; bhè, pazientate ancora un attimino ora ci arriviamo...

Nella forma test messa in stampa, fra le altre, era presente anche la seguente immagine che uso a campione:


Lascio a voi i commenti sulla qualità dello scatto (ininfluenti ai fini del ragionamento).
L'immagine è stata stampata su 3 diversi supporti in cartone undulato. Un'onda bassa patinata, un microtriplo patinato ed un liner bianco. Questo per simulare le principali produzioni quotidiane dello stampatore. Curiosi di vedere i risultati ottenuti sui diversi supporti ??!? Vi accontento subito:

(Onda Bassa Patinata)

(Microtriplo Patinato)

(Liner bianco)

Notate le differenze ? L'immagine di partenza è la medesima, la sua gestione colore in prestampa è la medesima, le lastre da stampa sono le stesse, gli inchiostri usati sono sempre gli stessi e la macchina da stampa di certo non è cambiata; quindi... cosa è cambiato ?

Bravi ! 
(anche sa la domanda posta in questi termini risultava di assai facile risposta, non credete ?  ;-)

In realtà diversi altri fattori hanno influito sul risultato finale (ne cito alcuni: lineatura del rullo alnilox, volume del rullo anilox, viscosità dell'inchiostro, velocità di stampa, forni, essicazione etc), ma ora non disperdiamoci nei meandri della stampa flexo e focalizziamoci solo sul tipo di supporto. Osserviamo ancora un attimo la stampa su microtriplo patinato (dove è meno evidente la cannettatura del cartone ondulato), ed analizziamola da più vicino:


...da più vicino ...


Ancora più vicino !!!


Lo vedete il retino di stampa ? Ecco ora confrontate nuovamente l'immagine con quella sul vostro monitor ma... da molto vicino, come avete appena fatto per la stampa !


Li vedete i sub-pixel RGB del vostro monitor ? ... Si ?!?? Ottimo !

Chiarito che il monitor e la stampa usano tecnologie diverse per rappresentare il colore, in quanto la stampa filtra e riflette la luce incidente su di essa, mentre il monitor emette luce colorata di per sé.

Come potete pensare che quella che vedete a monitor sia la sola ed unica rappresentazione cromatica del soggetto che state guardando ?

Quella è solo una fra le molte possibili rappresentazioni, dei dati numerici contenuti nel file del soggetto. Vi sarà già capitato vero ? Che la bellissima immagine che avete preparato sulla vostra stazione di lavoro, perda "tono" quando la guardate sul portatile del vostro committente ?! Il semplice fatto di guardare la stessa immagine su monitor diversi, aventi diverse caratteristiche tecniche, produce risultati cromatici diversi. Pretendere poi che una macchina da stampa, che costa svariati milioni, si adatti a quello che vedete sul vostro monitor, che nel peggiore dei casi può costare qualche migliaio di euro... beh... è pura follia !

E' pura follia sia dal punto di vista logico, in quanto la gestione del colore in stampa è soggetta a molte più variabili rispetto alla gestione colore del monitor; che da quello tecnico. Un dato di fatto su tutti; la gamma tonale di una macchina da stampa sarà sempre inferiore a quella di un qualsivoglia monitor. Qui sotto vedete la comparazione dei vari spazi colore tra cui i classici sRGB, Adobe RGB ed una generica macchina da stampa (CMYK):


Gli inchiostri usati in stampa, per le loro caratteristiche fisiche, non riusciranno mai a riprodurre alcune delle tonalità facilmente riproducibili da un qualsiasi monitor, in particolare nei colori saturi. Detto ciò si desume come non vi sia altra scelta possibile; è solo il monitor che può simulare la stampa e mai il contrario, quindi ora possiamo ribadirlo a ragion veduta ed aggiungendo un dettaglio: "L'immagine che vi mostra il monitor (in stampa) NON ESISTE". E completiamo la frase aggiungendo - "... a meno che non sia il monitor (visto che ne ha le capacità tecniche) a simulare il risultato ottenibile in stampa". Questa simulazione prende il nome di soft-proofing.
Mi permetto di riportare questa immagine esemplificativa, presa in prestito dal sito del Prof. Boscarol.


Trovate maggiori dettagli su hard e soft proofing direttamente su Colore Digitale Blog.
Ma ora domandiamoci: "Come fa il soft-proofing a sapere esattamente quali saranno i colori che otterrò dal processo di stampa, così da poterli simulare sul mio monitor ?"

E qui si chiude il cerchio !

Può simularli con buona approssimazione, solo se conosce i profili colore (ICC) delle due periferiche utilizzate nel processo di simulazione. Le due periferiche sono appunto il vostro monitor e la "condizione di stampa" che volete simulare. Notate bene che non ho detto... un monitor generico ed una macchina da stampa generica, ma "il vostro monitor" e quella specifica "condizione di stampa". Questo perché non tutti i monitor sono uguali, e perché la macchina da stampa può stampare su diversi supporti, a diverse lineature e con diverse caratteristiche di stampa e, come avete avuto modo di verificare nelle immagini viste sopra, ottenere risultati cromatici assai diversi fra loro. 

Ora provate a chiedervi: "Perchè è importante profilare la condizione di stampa ? Non basta usare un generico e preconfezionato Euroscale Coated ?".

NO ! Lo avete appena visto. La condizione di stampa influenza significativamente la cromia del risultato finale. Quello che vogliamo simulare in soft-proofing è una specifica "condizione di stampa" e non semplicemente una generica macchina da stampa X. Che senso avrebbe cercare di prevedere un risultato cromatico, utilizzando un profilo colore relativo ad una condizione di stampa diversa ? La conseguente previsione sarebbe sicuramente errata. Più accurata sarà la profilatura colore di una specifica "condizione di stampa" e più accurate saranno le simulazioni ottenute con quel profilo colore.

Analogo ragionamento va applicato sul lato monitor, provate a chiedervi: "Perchè è importante profilare il mio monitor ? Non basta usare un generico e preconfezionato Color LCD ?"

NO ! I monitor sono fra loro diversi. Monitor diversi, portano a risultati cromatici diversi. Usare un profilo generico, semplicemente riduce l'accuratezza di riproduzione del vostro monitor. E' come avere un motore che può correre a 100 Km/h, ma limitarlo a 50 Km/h solo per il fatto che state utilizzando la benzina sbagliata. Certo, non è che non funziona, solo che vi dovete accontentare dei risultati ottenuti.

La profilatura delle "condizioni di stampa" è utile, per non dire necessaria, nelle seguenti fasi della gestione colore:
  • conversione da RGB a CMYK
  • repurposing da CMYK a CMYK
  • simulazione a video del prodotto stampato (soft-proofing)
  • simulazione in prova colore del prodotto stampato (hard-proofing)
In ognuna di queste fasi l'utilizzo dei corretti profili ICC porta a risultati accurati e riproducibili. In mancanza di tali profili, l'uso sostitutivo di profili generici, limita l'accuratezza della conversione colore e/o la simulazione dei risultati ottenibili in stampa.

Per chiudere vorrei ricordarvi che "L'immagine che vi mostra il monitor NON ESISTE". Ma voi con le giuste informazioni e la giusta formazione avete la capacità di "Renderla il più reale possibile".

Buona gestione del colore.

6.2.15

Cartone ondulato ? No problem con GIFCO


Cito:
" GIFCO - Gruppo Italiano Fabbricanti Cartone Ondulato - all'interno di Assografici, l'Associazione Nazionale Italiana Industrie Grafiche Cartotecniche e Trasformatrici, raggruppa e rappresenta 74 stabilimenti che coprono il 90% dell'intera produzione nazionale di cartone ondulato."
Link ufficiale:
http://www.gifco.org

Buon packaging.

5.2.15

Prepress Workflow Color Management - come annientare in un soffio il lungo lavoro dei ritoccatori...


Rilancio questo bel post ( http://marcoolivotto.com/photoshop-impostazioni-colore/ ) di Marco Olivotto per sottolineare quanto siano importanti le impostazioni colore utilizzate nella vostra stazione di lavoro e, di conseguenza, i profili colore agganciati alle immagini; al fine di garantire una corretta gestione del colore in un flusso di lavoro prestampa.

Marco è bravissimo a sintetizzare la gestione dei profili colore in questi tre post:
che ho letto con piacere.

Giunto al termine della lettura però, da uomo che si occupa di prestampa e stampa, ho ripensato immediatamente ad un altro post che scrissi tempo fa (http://artigrafiche.maurolussignoli.it/2011/02/siete-sicuri-che-la-vostra-gestione-del.html).

Considerando il fatto che fra Photoshop e la carta stampata troviamo sempre ed indiscutibilmente le seguenti due variabili:
  • Il PDF - in quanto standard di fatto per il trasferimento di documenti dal committente allo stampatore.
  • Il flusso di lavoro prestampa - in quanto necessario all'impaginazione del lavoro ed alla gestione del reparto prestampa.
Considerando inoltre i documenti ICC_PGY_13.pdf ed ICC_PGY_flowchart11.pdf che potete leggere qui (http://www.maurolussignoli.it/documenti.htm) nella sezione dedicata a Prinergy, vorrei lanciare al mondo dei ritoccatori e fotografi questo monito:
"Ritoccatori ! ... Fotografi ! Ricordatevi che qualunque impostazione colore assegnerete alle vostre stazioni di lavoro, qualunque preset utilizziate nelle vostre esportazioni PDF, queste potranno essere annientate in un soffio, con la semplice Raffinazione dei PDF applicata dal reparto prestampa !"
Questo monito non vuole raffigurare nel reparto prestampa il vostro nemico da abbattere, al contrario, vuole elevarlo a vostro alleato fidato. Fra committente e prestampa deve instaurarsi quella che chiamo "una collaborazione informata".  Collaborazione - perché Voi dovete sapere quale sarà il dispositivo di stampa usato (per tenerne conto nella vostra gestione colore), e loro (per onorarla), devono sapere come avete impostato la vostra gestione del colore. Informata - perché le informazioni devono fluire costantemente in entrambe le direzioni, niente deve essere dato per scontato.

Vi faccio un esempio: Voi date per scontato che il reparto prestampa lavori con profilo di output impostato su Fogra 39, quindi utilizzate questo profilo per simulare in soft-proofing  il risultato che otterrete in stampa. Si ?!?? E chi ve lo garantisce se non lo chiedete direttamente al reparto prestampa ?  Potrei raccontarvene già molte solo su questo aspetto della gestione colore.

Senza questa collaborazione bidirezionale l'incidente è sempre in agguato e, soprattutto, tutto il vostro accurato lavoro di cromia può semplicemente ... "sfumare in un batter di ciglia" ! Pensateci.

Buona stampa.

4.2.15

MoonPHOTOSHOP / Color Correction Campus (CCC) @ Marco Olivotto



Interessante blog su Photoshop, e sulla gestione colore in generale, gestito da Marco Olivotto.
Moltissimi spunti e materiale formativo nel Color Correction Campus.

Buona lettura.

30.1.15

Perchè in stampa devo retinare le immagini ?

Per via delle caratteristiche fisiche intrinseche al processo di stampa.

Fondamentalmente ogni stampa, indipendentemente dal processo usato (Offset, Flexo, InkJet, Elettrofotografica etc.), non è altro che del pigmento posto su un supporto (plastico, cartaceo etc.).
Solitamente il supporto è bianco e l'inchiostro ha il suo colore ... appunto 1 solo colore per ogni inchiostro usato.



Immaginiamo che il nostro inchiostro sia di colore nero e che io voglia sfumarlo dal suo colore minimo (il bianco) al suo massimo (il nero).

Come faccio quindi da due sole tinte, il bianco ed il nero appunto, ad ottenere una sfumatura di grigio ?

Semplice, applico all'immagine una Retinatura, ottenendo così una griglia di bianchi e neri, strutturata in modo da simulare una sfumatura di grigi.

Il discorso non cambia quando applicato agli altri colori di stampa (solitamente Ciano, Magenta e Giallo). L'occhio umano osservando una classica retinatura (es 133lpi) da una certa distanza, non distingue il retino ma percepisce una sfumatura di colore.

Miscelando fra loro le sfumature di colore, otterremo l'arcobaleno di tutti i colori riproducibili dalla gamma tonale degli inchiostri usati nel dispositivo di stampa.



Maggiori informazioni qui:
Cos'è la stampa stocastica?

Buona stampa.

26.1.15

50 sfumature di grigio... nel tuo computer to plate (CTP)

 

50 sfumature di grigio... si, ma solo usando un dispositivo a 2400 dpi e retinando a 343 lpi.

Sfrutto questa citazione per spiegarvi come sono arrivato a calcolare quei numeri.
La domanda di base è:
"Quanti livelli di grigio è in grado di esprimere il retino che sto utilizzando sulla mia  macchina da stampa ?"
Chiariamo subito che il "mito" dei livelli di grigio è stato risolto già tempo addietro sia nei RIP del passato (dal PostScript Level 2 in poi) che in quelli odierni (APPE); ma giusto per vostra cultura di base.

I punti di retino, vengono creati all'interno di "celle". Queste celle sono composte da griglie di pixels che vengono accesi per dare forma al punto di retino.

questi sono i punti di retino

queste sono le celle del retino 
(in alto a sinistra viene indicato il diametro del laser che scrive i pixels)

Per semplificare al massimo immaginiamo una cella larga 2 x 2 pixels (per un totale di 4 pixels).
In questo caso quanti livelli di grigio potremo esprimere ?

0% = tutti i pixel spenti
25% = 1 pixel acceso
50% = 2 pixels accesi
75% = 3 pixels accesi
100% = tutti i pixels accesi.

Con una cella di retino di 2x2 possiamo esprimere 5 livelli di grigio (da 0 a 100%).
Trasportando questo concetto in una formula matematica avremo 2x2=4+1=5. Ossia il numero di grigi esprimibili è uguale al numero di pixel presenti nella cella più uno. +1 in quanto anche il bianco (0%) viene contato come livello di grigio possibile.

Se il numero di pixels (ossia la risoluzione del dispositivo di uscita) aumenta, aumenteranno di conseguenza anche i livelli di grigio. Facciamo un esempio pratico. I CTP odierni stampano a 2400dpi (dots per inch). Vale a dire 2400 punti per pollice, ossia il CTP è in grado di indirizzare 2400 punti ogni pollice.

Ora, come facciamo a sapere da quanti pixels saranno formate le celle del nostro CTP ?  Niente di più facile, questo dipende dalla lineatura di stampa da voi scelta. La lineatura (espressa in lpi = lines per inch) definisce quante celle ci saranno in ogni pollice stampato. Quindi dividendo la risoluzione del dispositivo per il numero di celle avremo:
(Risoluzione dispositivo / Lineatura) = Numero di pixel del lato della cella 
Facendo un esempio reale avremo:
2400 dpi / 150 lpi = 16 pixels
La geometria di base ci ricorda che con un semplice lato x lato otterremo il numero di pixel presenti nella cella.
16^2 = 256 pixels
La formula completa per calcolare i livelli di grigio quindi sarà:
Livelli di grigio = ((Risoluzione dispositivo / Lineatura)^2)+1 
257 nell'esempio di cui sopra.

257 livelli di grigio sono sufficienti per esprimere una sfumatura di grigio (o di colori, ricordatevi che il vostro CTP scrive un colore alla volta) ad 8 bit. Ma cosa succede se variamo la lineatura ? Considerando che la risoluzione (dpi) del dispositivo è una costante, diversamente da come potremmo pensare, all'aumentare delle lineatura diminuiscono i pixels contenuti in ogni cella.
I pixel disponibili per pollice sono sempre gli stessi (definiti dalla risoluzione), se aumentiamo le celle (lineatura), avremo meno pixels disponibili per ogni cella. Se provate infatti a ripetere il calcolo con lineature diverse otterrete quanto segue:

120 lpi = 401 livelli di grigio
133 lpi = 327 livelli di grigio
150 lpi = 257 livelli di grigio
170 lpi = 200 livelli di grigio
200 lpi = 145 livelli di grigio

Oops, avrete sicuramente notato il problema; se superiamo la soglia di 150lpi, miglioriamo sì il dettaglio di stampa, ma nel contempo diminuiamo drasticamente i livelli di grigio esprimibili dal retino. Quando il lato della cella è inferiore a 16 pixels, i livelli di grigio esprimibili sono inferiori a 256 (che sono le sfumature possibili per ogni colore indicizzato ad 8 bit). Questo produrrà dei salti tonali, ossia delle barrature, nel lavoro stampato !

Considerato quanto sopra, sembrerebbe che l'unica soluzione per ottenere più grigi ad alte lineature consista nell'aumento della risoluzione del CTP, questo ci consentirebbe di avere più pixel per cella. Ma, come abbiamo già detto, la risoluzione del CTP è immodificabile in quanto parte integrante della tecnologia usata. Allora cosa possiamo fare ? Siamo obbligati a sostituire il CTP con uno avente risoluzione maggiore ?!?? Per essere poi obbligati ad elaborare immagini a 4800 dpi ?!?? Pensate al rallentamento conseguente al fatto di dover gestire risoluzioni così elevate. Un TIFF 1bit in formato A4 a 2400dpi pesa 66Mb, lo stesso A4 a 4800dpi pesa 265Mb (salvo compressioni), 4 volte tanto.

Tranquilli ! La formula sopra indicata per il calcolo dei livelli di grigio, è valida solo se applicata ad una singola cella di retino; una condizione che non accade praticamente mai nella produzione reale. Per risolvere questo problema, verso il 1990 (con l'introduzione del PostScript Level 2), venne ideato un nuovo approccio, secondo il quale non aveva alcuna importanza preoccuparsi di una singola cella di retino, si doveva tenere in considerazione la copertura di retino in un'area di stampa più ampia.

Venne introdotto il concetto di "supercella". La supercella è il raggruppamento di 2x2 o più celle di retino. L'uso delle supercelle permette di esprimere più livelli di grigio anche quando il lato della singola cella di retino è inferiore ai 16 pixels. Si, ma come ?!??

La logica è abbastanza semplice, quando la cella non permette di esprimere i livelli di grigio necessari, si ricorre al "dithering".

Vi faccio un esempio pratico. Immaginiamo che la cella sia così piccola da poter contenere un solo pixel. In questa condizione il RIP applicherà il dithering su un'area più ampia (quindi su più celle di retino), e diraderà i punti di retino fra loro per simulare la copertura percentuale richiesta.

Nelle immagini qui sotto vedete come oltre ad una certa soglia, si debba ricorrere al "dithering", e come questo aumenti all'aumentare della lineatura. Ognuna di queste lineature esprime una copertura del 5%:







Attualmente tutti i produttori di RIP applicano degli algoritmi di retinatura a supercella.
I risultati ottenibili grazie alle supercelle fanno sì che oggi la risoluzione di 2400 dpi sia uno standard de facto, che ci permette di stampare lineature anche superiori a 200 lpi senza limitazioni. Dispositivi di stampa con risoluzioni più alte non offrono una qualità migliore, e soffrono delle penalizzazioni derivanti dal dover gestire files di grosse dimensioni.

Buona stampa.


p.s. grazie alle supercelle le 50 sfumature di grigio citate ad inizio post, bhè ... oggi non sono più ottenibili. Anche se voi spingete l'acceleratore della lineatura al massimo, il vostro RIP aggiusterà il tiro e creerà (grazie al dithering) i livelli di grigio necessari ad ottenere la qualità che vi aspettate; il tutto senza chiedere il vostro permesso !