7.5.18

E se la deviazione cromatica dipendesse anche dal contrasto dell'immagine?



Sappiatelo, non è mica una novità!
"La percezione di una variazione tonale è ampiamente influenzata dal contrasto intrinseco all'immagine che state osservando."
Già dalla metà degli anni 80 il sistema Brunner ci ha dimostrato come la percezione di una variazione tonale sia differente in ogni tipo di immagine, a seconda del fatto che questa sia una immagine monotona oppure a contrasto elevato.

Brunner eseguì per la prima volta test approfonditi per determinare come la percezione del colore umano reagisce alle variazioni di colore in diversi tipi di immagini. Un'ampia varietà di persone è stata inclusa nei test. Un'immagine è sempre composta da più di una tonalità di colore. Quando l'occhio vede più di una tonalità di colore allo stesso tempo, viene automaticamente influenzato e confuso da qualsiasi variazione. Si possono anche dire contrasti invece di variazioni. I contrasti determinano la percezione dei cambiamenti di colore in un'immagine e ogni immagine contiene contrasti, ad es. Contrasti di colore, contrasti chiaro / scuro, contrasti formali, contrasti simultanei L'analisi delle immagini di "Picture Contrast Technology" dimostra come l'occhio umano percepisce le deviazioni di colore in diversi tipi di immagini e mostra che le variazioni nel processo di stampa e nella riproduzione sono visibili prima come spostamenti del bilanciamento dei colori nell'area dei mezzitoni. Le modifiche al bilanciamento del colore in stampa derivano principalmente da variazioni divergenti nell'aumento del valore del tono dei tre colori di quadricromia CMY e del cosiddetto bilanciamento del grigio. Altre metriche che influenzano come cambiamenti di gradazione dell'immagine (differenze di luminosità, tonalità) o contrasto generale (saturazione, gamma) sono meno evidenti. Più i contrasti sono pronunciati in un'immagine, meno l'occhio umano reagisce con sensibilità alle variazioni di colore e quindi le tolleranze per le variazioni di colore possono essere più ampie prima che sorga la domanda di accettazione. Con le immagini a basso contrasto, invece, l'occhio umano reagisce più sensibilmente alle variazioni di colore e quindi il limite di tolleranza per le variazioni di colore è molto più basso prima che sorga la domanda di accettazione. Per questo motivo, oggi la colorimetria utilizzata con Delta E * ab oggi utilizzata è obsoleta come indicatore delle differenze di colore percepite nelle immagini perché solo i singoli colori isolati vengono confrontati tra loro. Delta E * ab è un processo cieco e un'immagine pertinente. I risultati dell'analisi delle immagini di "Picture Contrast Technology" sono stati successivamente presi in considerazione nella tecnologia di controllo del colore Instrument Flight®

Le stesse deviazioni metrologiche del colore sono percepite in modo molto diverso, a seconda dei contrasti dell'immagine. Le persone pratiche sanno per esperienza che alcune immagini sono molto più facili da abbinare e stampare rispetto ad altre. System Brunner è stato il primo a esaminare quantitativamente i contrasti delle immagini e classificare le immagini in classi di contrasto.

La tecnologia di contrasto dell'immagine aiuta le aziende di stampa a mostrare ai clienti che le differenze visibili tra la prova e l'esecuzione di produzione, o all'interno della tiratura, sono legate all'immagine e non possono essere utilizzate come base per un giudizio generale sulla qualità.


Classi di contrasto dell'immagine System Brunner:

Classe 0

Aree omogenee di tre colori sovrapposti (CMY) che non possono essere riprodotte dal processo di offset senza deviazioni visibili. Variazioni nel bilanciamento del colore dei toni medi di +/- 1% sono già evidenti. Il limite di tolleranza si trova nel centro dell' esagono.

Classe 1

Immagini a basso contrasto, in prevalenza toni di grigio e marrone, anche riproduzioni di tonalità della pelle in un'ampia area. La questione dell'accettazione si presenta con deviazioni del bilanciamento del colore di +/- 2% nell'area dei mezzitoni. Il limite di tolleranza si trova all'interno del primo anello dell' esagono.

Classe 2

Immagini a contrasto da medio a forte, che coprono la maggior parte delle riproduzioni di immagini. La questione dell'accettazione si presenta con deviazioni del bilanciamento del colore di +/- 4% nell'area dei mezzitoni. Il limite di tolleranza si trova all'interno del secondo anello dell' esagono.

Classe 3

Immagini con contrasti cromatici molto forti. La questione dell'accettazione si presenta con deviazioni del bilanciamento del colore di +/- 6% e più nell'area del tono medio. Il limite di tolleranza si trova all'interno del terzo anello dell' esagono.

A causa delle variazioni del processo di stampa, le immagini di classe 0 e 1 possono essere stampate solo con GCR medio-forte (sostituzione di componenti grigi) per evitare variazioni di colore visibili.


© System Brunner AG, CH-6600 Locarno

Link ufficiale:
http://www.systembrunner.ch/basics-knowledge/picture-contrast-theory.html

Buona gestione del colore.

4.5.18

Le 10 cose da sapere sulla stampa Flexo, prima di poter parlare di gestione colore

  1. La viscosità dell'inchiostro non è un parametro da mettere in discussione per il raggiungimento del colore desiderato. La viscosità deve attestarsi sui 20/24" a seconda del supporto di stampa e dalle caratteristiche della lastra, e non va alterata arbitrariamente per problemi di cromia, fatto salvo non vogliate poi deliberatamente generare altri problemi in stampa.

  2. Il colore (sia esso di quadricromia o colore speciale) arriva dal fornitore nella sua concentrazione massima. A differenza della stampa Offset, dove basta agire sui calamai per ridurne la densità in stampa, nella stampa Flexo è possibile aggiungere al colore una % di extender per fare in modo che la densità di stampa diminuisca senza venir compromessa la viscosità dell'inchiostro.

  3. Se invece volete aumentare la densità in stampa, non avete altra via che aumentare il volume dei rulli anilox, valutando prima accuratamente tutto quello che questo comporterà poi in stampa. Un maggiore volume d'inchiostro non significa automaticamente una migliore stesura dello stesso. Troppo inchiostro porta a problemi di asciugatura ed alla formazione di pin-holes.

  4. Il set dei rulli anilox da usare in macchina, specialmente per la quadricromia, non è un parametro da rimettere in discussione ad ogni cambio di lavoro. La scelta dei giusti rulli anilox da usare, va ponderata scegliendo una condizione di stampa in base ai risultati ottenuti dal finger-print precedentemente effettuato. Cambiare i rulli anilox della quadricromia in maniera pseudo casuale, è un ottimo punto di partenza per annientare il lungo lavoro di gestione colore effettuato in fotolito ed in prestampa. La resa cromatica del lavoro dipende dalle seguenti variabili: condizione di stampa, curve di svuotamento applicate in prestampa relative a quella specifica condizione di stampa, profili ICC applicati in fotolito legati a quelle curve di stampa. Al variare di uno di questi parametri salta la gestione colore del lavoro.

  5. Per ridurre la viscosità dell'inchiostro senza alterare la densità di stampa è possibile aggiungere, quando necessario, del diluente e fare in modo che l'inchiostro possa distendersi meglio sulla lastra di stampa e sul supporto stampato. Di contro un inchiostro troppo fluido porta a problemi di sporchi, ponticelli, allargamento dei punti, chiusura del testo in negativo etc.

  6. Il dot-Gain del punto è condizionato dalla lineatura e dal tipo di retino usato, dalla densità e dalla reologia dell'inchiostro, dalla pressione e dalla velocità di stampa, ma anche dalle caratteristiche del rullo anilox, e non ultimo dal biadesivo scelto.

  7. Utilizzando biadesivi più duri si otterrà un maggiore trasferimento di inchiostro, quindi dei pieni con densità maggiore ed un dot-gain più alto (visibile specialmente nelle mezzetinte). Utilizzando biadesivi più morbidi si otterrà un minore trasferimento di inchiostro, quindi dei pieni con densità minore ed un dot-gain più basso (visibile specialmente nelle mezzetinte).

  8. Per ottenere un buon trasferimento di inchiostro è fondamentale che l'inchiostro steso nel castello di stampa precedente, arrivi asciutto al castello successivo. In caso contrario vedremo difettosità di stampa quali trapping, ghosting etc. La temperatura ed il circolo d'aria nelle stazioni di asciugatura fra i castelli è di fondamentale importanza.

  9. Per evitare che l'inchiostro secchi eccessivamente e si accumuli, garantendo al contempo la corretta reologia dello stesso, è possibile aggiungere del ritardante.

  10. Il giusto bilanciamento fra densità di stampa, dot-gain desiderato e pulizia del retino è la ricetta che caratterizza l'agognata condizione di stampa voluta. Questa va accuratamente testata durante la tiratura del finger-print ed opportunamente documentata, registrando TUTTE le componenti che hanno portato a quella specifica condizione di stampa. Solo così facendo si potrà poi replicare fedelmente la ricetta voluta quando si passerà in produzione.
Così... giusto per dare qualche spunto di riflessione ai faciloni che dicono: "...ma a monitor lo vedevo diverso!".

Buona calibrazione colore.

3.5.18

ENCYCOLORPEDIA - l'enciclopedia del colore



Cerchi un colore che non sai esattamente come si chiama?
Vuoi sapere qual'è il suo colore relativo più chiaro o più scuro?
Cercavi invece il suo opposto?

Nessun problema, troverai tutte le risposte alle tue ricerche su Encycolorpedia.

Provate ad esempio a ricercare il colore "acquamarina".

Cliccando poi sul link del colore otterrete un'infinita serie di informazioni aggiuntive sul colore da voi scelto.



Un plauso a Martin Gallagher per aver sviluppato questo motore di ricerca per colori.

Link ufficiale:
http://encycolorpedia.com

Buona ricerca del colore.

18.4.18

CxF questo sconosciuto, spiegato bene


Un plauso a Denis Salicetti che in questo articolo apparso su Italia Grafica, ci spiega nei dettagli ed in maniera semplice i vantaggi derivanti dall'utilizzo del formato CxF/X-4.
"La scatola, l’etichetta o qualsiasi altro oggetto possono essere stampati su diversi tipi di supporto, tra cui carta, poliestere, substrati metallici, e con differenti tipologie di stampa, spesso abbinate tra loro. Anche i tipi di inchiostro che vengono utilizzati influenzano largamente la riproduzione del colore. [...] Per sopperire a queste criticità ci viene in soccorso il CxF/X-4 (Color Exchange Format) [...] uno standard internazionale nella norma ISO 17972-4:2018"
Link all'articolo:
https://www.salicetti.it/2018/04/caratterizzare-e-certificare-le-tinte.html

Buona lettura.

22.1.18

Di chi sono i profili ICC?


Senza l’applicazione dei corretti profili ICC non riusciremo mai ad ottenere in stampa il miglior risultato, ma solo una sua generica approssimazione, generica quindi qualitativamente inferiore, rispetto a quello che avremmo potuto ottenere se avessimo usato i giusti profili ICC. Vogliamo accontentarci?” [ML]
Le norme italiane ed internazionali, che non sto qui ad elencarvi per amore di sintesi, ci ricordano ormai da anni quanto i profili ICC siano fondamentali ed ineludibili in tutte le seguenti attività:
  1. identificazione di un determinato tipo di prodotto stampato richiesto dal committente

  2. conversione delle immagini dallo spazio colore RGB allo spazio colore della periferica di stampa

  3. assegnazione dello spazio colore della periferica di stampa agli oggetti vettoriali

  4. realizzazione di prove colori contrattuali attendibili, verosimili

  5. ottenimento in stampa delle riproduzioni conformi al prodotto richiesto dal committente

Tanta roba vero? Quindi di chi sono questi profili?

Risposta breve: I profili ICC sono miei e non lo condivido con nessuno!
Risposta lunga: Scordatevi la risposta breve e soffermiamoci un attimo a pensare, domandandoci:

Chi usa materialmente i profili ICC?

Rileggendo l’elenco di cui sopra possiamo proseguire nell'approfondimento:
  1. Il primo "portatore sano" di profilo ICC è il committente. Nel momento stesso della scelta di un prodotto stampato, sta inconsapevolmente indicando un profilo ICC da utilizzare. Sia che il profilo esista già, sia che non sia mai esistito. Ogni tipo di prodotto, per essere riprodotto fedelmente, necessita del giusto profilo ICC.

  2. I secondi utilizzatori dei profili ICC sono i fotografi; quando debbono fornire delle immagini adatte ad una specifica tecnologia di stampa, sono obbligati a convertire le immagini dallo spazio colore RGB a quello CMYK+ del dispositivo di stampa. Se non loro saranno i grafici dello studio addetto alla creazione del progetto ad occuparsi di questa conversione, se non loro saranno gli addetti del reparto prestampa ad occuparsi della conversione. Insomma, qualcuno la conversione deve necessariamente farla. Il problema nasce quando questa conversione avviene come al punto 1, ossia inconsapevolmente.

  3. I terzi utilizzatori dei profili ICC saranno i grafici preposti alla creazione del progetto che andrà in stampa, quando assegneranno un profilo di destinazione al loro progetto grafico. Se non loro, saranno gli addetti del reparto prestampa ad occuparsi di questa assegnazione. Così come al punto 2, la conversione e l’assegnazione di un profilo ICC non conforme al processo di stampa, così come la conversione ed involontaria riconversione casuale di uno spazio colore, crea delle solide basi per un disastro annunciato.

  4. Gli utilizzatori ultimi (e solitamente passivi) dei profili ICC sono gli stampatori. Possono questi sopperire all’uso sciagurato di un errato profilo ICC? No, non possono; anche se cercheranno in tutti i modi di farlo, nel momento stesso in cui in stampa non otterranno il colore atteso. In quel preciso momento agiranno indiscriminatamente, febbrilmente su ogni singolo parametro modificabile del processo di stampa, in quel terribile frangente che sta fra l’avviamento macchina ed il fermo forzato, colore, viscosità, densità, pressioni … niente avrà più dei parametri certi, dei sicuri riferimenti, tutto diverrà lecito per il raggiungimento del risultato, fino al punto in cui, dopo lo spreco di metri e metri di materiale e diversi minuti di vani tentativi, il capo macchina esasperato fermerà la produzione registrando sulle attività di giornata l’orrendo appellativo di “matrici non conformi”, e passando così alla commessa successiva. Gli stampatori possono però fare molto per essere parte attiva nel processo di creazione ed uso dei corretti profili ICC. Come ad esempio, iniziando a pretendere dal service prestampa l'esplicitazione del profilo ICC usato per la preparazione della matrici (capita spesso che vi impongano di palesare questo dato vero?).
Ma… prima di essere utilizzati questi benedetti profili ICC dovranno pur essere stati fatti da qualcuno, oppure sono essi stessi delle figure aliene, eteree, downlodate inconsapevolmente da Internet sotto forma di file effimeri?

Non scherziamo, domandiamoci quindi:

Dove prendo i profili ICC che mi servono?

Qui possiamo trovarci di fronte a 2 casi ben distinti:
A.  Il prodotto richiesto dal committente è già stato stampato in passato con la medesima condizione di stampa, quindi qualcuno ha già creato per noi i profili ICC necessari. N.B. qui non fate i furbi, per “condizione di stampa” non basta indicare “offset” o “flexo” e stop. La condizione di stampa definisce tutti i parametri necessari per riprodurre una specifica caratterizzazione della macchina da stampa. Quindi l’equazione “Offset” = “Fogra39” è una benemerita scemenza. 
B.  Il prodotto richiesto dal committente utilizza dei supporti o delle condizioni di stampa nuove o non ancora catalogate, non abbiamo quindi a disposizione un profilo ICC valido. 
C.  Non siamo a conoscenza delle tecnologie di stampa che verranno utilizzate. (hey! Ma non avevamo detto solo 2 casi?) Infatti, qui voglio solo sottolineare quanto sia fondamentale sapere quale sarà/saranno il/i processi di stampa necessari alla creazione del prodotto richiesto dal committente, altrimenti vale come nel caso B, non avete il profilo ICC che vi serve.
Ecco un bello schema riassuntivo (rif. ATIF doc 04.1) delle operazione necessarie, nel caso A o nel caso B, per poter raggiungere l’agognata produzione.



Se avete sempre e soltanto seguito il percorso A, delle due l’una, o avete sempre fatto orecchie da mercante (accontentandovi a prescindere di come veniva stampato il lavoro), oppure il vostro committente vi chiede sempre di usare delle condizioni di stampa note.

Nel caso della stampa Offset esistono da diversi anni dei profili ampiamente diffusi, usati e riconosciuti da tutti (le famose caratterizzazioni Fogra, da cui i profili ICC di ECI), nella stampa Flexo non esiste nulla di similare. Se siete fra i fortunati attori del mondo offset i profili che state cercando sono molto probabilmente già pronti, scaricabili gratuitamente da qui:
http://www.eci.org/en/downloads

Potete proseguire nel percorso A. Fate attenzione però ad usare/assegnare i giusti profili in accordo con il committente e lo stampatore. E sappiate comunque che in caso di stampa a gamut esteso, o per l’uso di colori speciali i profili ECI non vi saranno di alcun aiuto, rimbalzandovi quindi al percorso B.

Se siete invece fra i fortunati attori del mondo flexo che fare? Dove sono i profili ICC così necessari? Qui non c’è partita, avete un solo percorso a disposizione, il percorso B, B come Buona-fortuna. Consci del fatto che vi attende molto lavoro prima di poter andare in produzione, chiediamoci:

Chi crea i profili ICC?

Avete visto da quanti step è composto il percorso B? Chi si prenderà carico di tutto quel lavoro? Analizziamo qui di seguito i passaggi necessari alla creazione del profilo:
  1. il service prestampa chiederà al converter di poter stampare delle forme linearizzate

  2. lo stampatore farà il primo avviamento macchina

  3. il service prestampa analizzerà/misurerà i campioni stampati, per deciderei i seguenti parametri:

    • lineatura e tipo di retino da usare + eventuali pattern o retini specifici

    • curve di compensazione TVI

  4. se qualcosa è andato storto nel primo avviamento si chiederà di poterlo rifare tornado al punto 2 verificando le condizioni della macchina da stampa

  5. il service prestampa chiederà al converter di poter stampare la forma test di caratterizzazione

  6. lo stampatore farà il secondo avviamento macchina

  7. il service prestampa analizzerà/misurerà i campioni stampati, per procedere alla creazione del profilo ICC

  8. se qualcosa è andato storto nel secondo avviamento si chiederà di poterlo rifare tornando al punto 6 verificando le condizioni della macchina da stampa

  9. il service prestampa chiederà al converter di poter procedere al test finale  (questo step è opzionale, solitamente qui tutti saltano il passaggio e vanno direttamente al punto 12)

  10. lo stampatore farà il terzo avviamento

  11. il service prestampa analizzerà/misurerà i campioni stampati, per verificare che tutto sia stato fatto correttamente, se qualcosa è andato storto si torna al punto 10 verificando le condizioni della macchina da stampa

  12. ora il profilo ICC è pronto e può essere distribuito alla filiera
Ancora tanta roba vero?
Ma allora chiediamoci:

Quanto costa creare dei profili ICC?

Se rianalizzate un attimo l’elenco appena letto noterete quante persone sono coinvolte in questo processo: grafici prepress per la creazione delle forme test, operatori prepress per la preparazione delle matrici, macchinisti per l’avviamento dei test, specialisti colore per l’analisi dei risultati e per la creazione dei profili ICC.

E vi renderete anche conto dei costi implicitamente legati a questo tipo di attività: costo della lavorazione grafica, costi per la preparazione delle forme test, costi per gli avviamenti macchina, costo uomo per il tempo necessario all’analisi dei dati ed alla creazione dei profili.

I costi impliciti al processo di caratterizzazione della macchina da stampa sono alti, e non sono nemmeno eterni. La caratterizzazione può essere nuovamente necessaria in caso di variazioni importanti della condizione di stampa.

Di chi sono i profili ICC?

Siamo arrivati al dunque finalmente!
Dopo aver capito l’importanza dei profili ICC, aver analizzato la fatica ed i costi impliciti nella loro creazione, possiamo ora dare la risposta tanto attesa:
"I profili ICC sono di tutti. ECI li distribuisce gratuitamente da anni."
Si ma quelli sono solo profili offset! Io lavoro nella Flexo!!!” - risponderete voi...

Ok, visto che avete investito tempo e danaro nella creazione dei vostri profili ICC, sono io a girarvi la domanda: di chi sono quei profili? Sono del service prestampa o sono dello stampatore? L’agenzia grafica od il fotografo, dopo averli usati, possono tenerli e riutilizzarli? Prima di rispondere però soffermativi solo un attimo a pensare…

Quante volte avete dovuto rifare le prove in macchina solo per aver cambiato il service prestampa? Quanto volte vi avrebbe potuto far comodo usare dei profili ICC già creati e provati da un altro stampatore, che usa le vostre stesse identiche tecnologie di stampa?

Non sarebbe più utile poter accedere tutti ad un unico contenitore di profili ICC condiviso? Ci pensate a come l'uso di profili ICC condivisi possa dare maggiori garanzie al committente sulla coerenza del risultato stampato? Ci pensate a quanto tempo e soldi potrebbe far guadagnare al mercato l'uso dei profili ICC condivisi?

Buona condivisione.