1.9.15

La cianografica ed i dialetti


Domanda: « ...allo stato attuale dei processi di stampa e prestampa, quali aspetti della cianografica sono più soggetti ad errore e dunque bisogna controllare con maggiore accuratezza prima di apporre il visto si stampi ?»

Risposta: «A mio avviso la domanda è un pò vaga e suona come chiedere: qual'è l'errore d'interpretazione più diffuso nei RIP attuali ? A tale quesito trovo sia molto difficile dare una risposta semplice ed univoca, nel senso che se avessi in tasca LA risposta, verrebbe meno la necessità stessa di vistare le cianografiche, in quanto saprei già (su base statistica) cosa e dove controllare. 

Come molti di voi sapranno la cianografica consiste nella rasterizzazione e stampa (o visualizzazione a monitor in caso di soft-proofing) di una grafica vettoriale. In un flusso di lavoro NORM (Normalize Once Render Many), la garanzia che il prodotto che si sta vistando (su carta o via web) venga fedelmente riprodotto in fase di stampa, è data dal fatto che sia la cianografica che il prodotto stampato verranno interpretati dal medesimo RIP, partendo dai medesimi files d'ingresso. Questa garanzia è tanto più vera quanto più solido è il flusso di lavoro in uso.
Nessun flusso di lavoro al mondo però, senza il supporto di una cianografica, potrà mai garantirvi che i files ricevuti in ingresso verranno stampati esattamente così come voi li vedete a monitor; per il semplice fatto che il RIP è un interprete che cerca di tradurre una composizione grafica vettoriale (solitamente contenuta in un documento PDF) negli equivalenti retini di stampa da esporre in lastra.

E qui iniziano i problemi...

Voi potreste obiettare: "Perché ? I PDF non sono tutti uguali ?"
NO ! I PDF non sono tutti uguali, vedi qui per capire quante diverse versioni ne sono state rilasciate nel corso degli anni. Il formato PDF è uno standard definito da Adobe, ma ogni produttore di software può implementarlo nei propri programmi in modo leggermente diverso, ovviamente senza volerne volontariamente infrangerne i dogmi. Anche i programmi di composizione grafica presenti sul mercato sono molti ed ognuno di essi con versioni diverse (e bug diversi). Rapportando ogni versione del formato PDF implementata in un software di composizione grafica ad un "dialetto", risulta immediato capire quanti possibili "dialetti" possano esistere.

Quando il RIP cerca di interpretare un documento, dovrebbe quindi essere in grado di capire ogni possibile "dialetto" esprimibile da ogni software grafico presente sul mercato, in ogni sua versione commercializzata.

A questo poi, come se non bastasse, dobbiamo aggiungere che il formato PDF non è l'unico "dialetto" interpretabile dal RIP, ma ne esistono molti altri, ricordiamone alcuni: EPS, PS , DCS, CT/LW, TIFF/IT etc., ognuno di questi esistente in diverse versioni.

Ora capite come le cose che inizialmente potevano sembrare semplici, possano inevitabilmente complicarsi. Le variabili implicate nel processo di rasterizzazione di un documento vettoriale, ossia le combinazioni di:
  • tipologia e versione del software di composizione grafica
  • tipologia e versione del formato del file vettoriale
  • tipologia e versione del motore RIP usato per la rasterizzazione
  • parametri usati nel RIP durante il processo di rasterizzazione
sono tali e tante da non poterci preventivamente garantire al 100% la corretta interpretazione del documento ricevuto in ingresso.

È anche sì vero che senza l'ausilio di un buon flusso di lavoro la stragrande maggioranza dei problemi che potrebbero essere riscontrati poi in stampa, non verrebbero anticipatamente risolti durante la fase di normalizzazione dei documenti; ma, a pensarci bene e considerando quanto fin qui esposto, il "visto della cianografica" è una fase essenziale ed ineliminabile dal processo di lavorazione, atto ad assicurare quella fedeltà di riproduzione dello stampato che il flusso di lavoro in sè, senza l'aiuto del controllo umano, non è in grado di garantire.»


Chiarito quanto sopra posso dire che :
  1. Il processo di visto si stampi della cianografica (sia essa soft o hard proof) è un passo ineliminabile in ogni flusso di lavoro prestampa e valutabile solo dal personale tecnico addetto a tale compito.
  2. Considerando l'elevatissimo numero di variabili coinvolte nel processo di rasterizzazione, sapere a priori quali saranno gli elementi vettoriali che potrebbero essere "interpretati in modo anomalo" dal RIP è pressoché impossibile.
  3. Gli errori d'interpretazione di un RIP possono anche essere prossimi allo 0% ma nessun RIP può esserne ritenuto esente al 100% .
  4. Quello che voi od il vostro cliente vedete a monitor (nel file vettoriale) è irrilevante ai fini contrattuali. Solo gli elementi grafici presenti e vistati sulla cianografica sono contrattualmente rilevanti.
Ultimo, ma non meno significativo, il visto si stampi della prova colore. Da attuare sempre in parallelo al visto si stampi della cianografica.

Buona analisi della ciano.

p.s. grazie ad Alessandro per avermi posto la domanda di inizio post.

6 commenti:

Dario Zannini ha detto...

"normalizzazione" mi sa tampo di termine improprio, preso dal vocabolario Esko... (e ora finisco di leggere l'articolo)

Mauro Lussignoli ha detto...

@DoZ: E' l'italianizzazione di "Normalize". Lo preferisco al suo termine gemello "Raffinazione", derivato da "Refine".

Dario Zannini ha detto...

Provo a correggerti su una cosa...
PDF è stato inventato da Adobe, ma adottato come standard da ISO; ufficialmente le norme PDF/X - che è la versione usata con riferimento all’interscambio di documenti tra grafici e stampatori - sono state sviluppate dal comitato TC130 Graphic Technology e sono comprese nella norma ISO 15930.
Sono invece pienamente d'accordo nel dire che non si sa mai cosa può andare storto durante il RIP: anche la cosa più normale! Esempio che ho vissuto personalmente: due 'pose' dello stesso file, di cui una stampata ok e l'altra no!!!
Quindi ... VIVA LA CIANO!
Approfitto per chiederti quali soluzioni conosci per creare un composito partendo da una serie di TIF raster.

Mauro Lussignoli ha detto...

DoZ: non mi è chiaro cosa intendessi come correzione. Concordo con te che il formato PDF/X oggi è uno standard ISO.

In merito alla deretinatura dei TIFF raster, i software di scansione della Esko (all'epoca PurupEskofot) erano campioni in questo. Vedi qui: http://www.maurolussignoli.it/eng_q&a11.htm
I loro software di scansione avevano algoritmi di deretinatura dedicati, in grado di convertire file raster in TIFF a tono continuo.

Anche molti altri scanner dell'epoca erano in grado di deretinare partendo dalle pellicole oppure da file TIFF raster.
Anche se oggi gli scanner piani sono macchine desuete, magari trovi qualcuno che ha ancora in casa un vecchio scanner, e puoi usare il software per deretinare i file raster.

Ma non ti aspettare miracoli, la deretinatura di un file raster si basa sulla sfocatura delle immagini e sulla riduzione di risoluzione fino a "simulare" un tono continuo. Potresti addirittura ottenere risultati analoghi in Photoshop...

La domanda di base è: "Perché deretinare un TIFF raster ?"

Dario Zannini ha detto...

Per la creazione di uncomposito partendo da tif, pensavo più ad un software che ad uno scanner! (sempre in tema 'cianografica')
CIAO!

Mauro Lussignoli ha detto...

@DoZ: Io infatti parlavo dei software a corredo degli scanner. Nel caso di Esko che i TIFF raster provenissero dal dispositivo o da altre parti poco importa. Il software funzionava a prescindere.

Comunque ora mi è più chiaro: vorresti deretinare i TIFF raster per effettuare una verifica a monitor del risultato rasterizzato, prima di andare in lastra ?

E' una cosa del tutto inutile in quanto esistono diverse soluzioni che ti consentono di controllare a monitor i file raster (sovrapposti fra loro ed a colori), così come se guardassi il lavoro stampato. Quindi perché deretinare ?