18.4.18

CxF questo sconosciuto, spiegato bene


Un plauso a Denis Salicetti che in questo articolo apparso su Italia Grafica, ci spiega nei dettagli ed in maniera semplice i vantaggi derivanti dall'utilizzo del formato CxF/X-4.
"La scatola, l’etichetta o qualsiasi altro oggetto possono essere stampati su diversi tipi di supporto, tra cui carta, poliestere, substrati metallici, e con differenti tipologie di stampa, spesso abbinate tra loro. Anche i tipi di inchiostro che vengono utilizzati influenzano largamente la riproduzione del colore. [...] Per sopperire a queste criticità ci viene in soccorso il CxF/X-4 (Color Exchange Format) [...] uno standard internazionale nella norma ISO 17972-4:2018"
Link all'articolo:
https://www.salicetti.it/2018/04/caratterizzare-e-certificare-le-tinte.html

Buona lettura.

22.1.18

Di chi sono i profili ICC?


Senza l’applicazione dei corretti profili ICC non riusciremo mai ad ottenere in stampa il miglior risultato, ma solo una sua generica approssimazione, generica quindi qualitativamente inferiore, rispetto a quello che avremmo potuto ottenere se avessimo usato i giusti profili ICC. Vogliamo accontentarci?” [ML]
Le norme italiane ed internazionali, che non sto qui ad elencarvi per amore di sintesi, ci ricordano ormai da anni quanto i profili ICC siano fondamentali ed ineludibili in tutte le seguenti attività:
  1. identificazione di un determinato tipo di prodotto stampato richiesto dal committente

  2. conversione delle immagini dallo spazio colore RGB allo spazio colore della periferica di stampa

  3. assegnazione dello spazio colore della periferica di stampa agli oggetti vettoriali

  4. realizzazione di prove colori contrattuali attendibili, verosimili

  5. ottenimento in stampa delle riproduzioni conformi al prodotto richiesto dal committente

Tanta roba vero? Quindi di chi sono questi profili?

Risposta breve: I profili ICC sono miei e non lo condivido con nessuno!
Risposta lunga: Scordatevi la risposta breve e soffermiamoci un attimo a pensare, domandandoci:

Chi usa materialmente i profili ICC?

Rileggendo l’elenco di cui sopra possiamo proseguire nell'approfondimento:
  1. Il primo "portatore sano" di profilo ICC è il committente. Nel momento stesso della scelta di un prodotto stampato, sta inconsapevolmente indicando un profilo ICC da utilizzare. Sia che il profilo esista già, sia che non sia mai esistito. Ogni tipo di prodotto, per essere riprodotto fedelmente, necessita del giusto profilo ICC.

  2. I secondi utilizzatori dei profili ICC sono i fotografi; quando debbono fornire delle immagini adatte ad una specifica tecnologia di stampa, sono obbligati a convertire le immagini dallo spazio colore RGB a quello CMYK+ del dispositivo di stampa. Se non loro saranno i grafici dello studio addetto alla creazione del progetto ad occuparsi di questa conversione, se non loro saranno gli addetti del reparto prestampa ad occuparsi della conversione. Insomma, qualcuno la conversione deve necessariamente farla. Il problema nasce quando questa conversione avviene come al punto 1, ossia inconsapevolmente.

  3. I terzi utilizzatori dei profili ICC saranno i grafici preposti alla creazione del progetto che andrà in stampa, quando assegneranno un profilo di destinazione al loro progetto grafico. Se non loro, saranno gli addetti del reparto prestampa ad occuparsi di questa assegnazione. Così come al punto 2, la conversione e l’assegnazione di un profilo ICC non conforme al processo di stampa, così come la conversione ed involontaria riconversione casuale di uno spazio colore, crea delle solide basi per un disastro annunciato.

  4. Gli utilizzatori ultimi (e solitamente passivi) dei profili ICC sono gli stampatori. Possono questi sopperire all’uso sciagurato di un errato profilo ICC? No, non possono; anche se cercheranno in tutti i modi di farlo, nel momento stesso in cui in stampa non otterranno il colore atteso. In quel preciso momento agiranno indiscriminatamente, febbrilmente su ogni singolo parametro modificabile del processo di stampa, in quel terribile frangente che sta fra l’avviamento macchina ed il fermo forzato, colore, viscosità, densità, pressioni … niente avrà più dei parametri certi, dei sicuri riferimenti, tutto diverrà lecito per il raggiungimento del risultato, fino al punto in cui, dopo lo spreco di metri e metri di materiale e diversi minuti di vani tentativi, il capo macchina esasperato fermerà la produzione registrando sulle attività di giornata l’orrendo appellativo di “matrici non conformi”, e passando così alla commessa successiva. Gli stampatori possono però fare molto per essere parte attiva nel processo di creazione ed uso dei corretti profili ICC. Come ad esempio, iniziando a pretendere dal service prestampa l'esplicitazione del profilo ICC usato per la preparazione della matrici (capita spesso che vi impongano di palesare questo dato vero?).
Ma… prima di essere utilizzati questi benedetti profili ICC dovranno pur essere stati fatti da qualcuno, oppure sono essi stessi delle figure aliene, eteree, downlodate inconsapevolmente da Internet sotto forma di file effimeri?

Non scherziamo, domandiamoci quindi:

Dove prendo i profili ICC che mi servono?

Qui possiamo trovarci di fronte a 2 casi ben distinti:
A.  Il prodotto richiesto dal committente è già stato stampato in passato con la medesima condizione di stampa, quindi qualcuno ha già creato per noi i profili ICC necessari. N.B. qui non fate i furbi, per “condizione di stampa” non basta indicare “offset” o “flexo” e stop. La condizione di stampa definisce tutti i parametri necessari per riprodurre una specifica caratterizzazione della macchina da stampa. Quindi l’equazione “Offset” = “Fogra39” è una benemerita scemenza. 
B.  Il prodotto richiesto dal committente utilizza dei supporti o delle condizioni di stampa nuove o non ancora catalogate, non abbiamo quindi a disposizione un profilo ICC valido. 
C.  Non siamo a conoscenza delle tecnologie di stampa che verranno utilizzate. (hey! Ma non avevamo detto solo 2 casi?) Infatti, qui voglio solo sottolineare quanto sia fondamentale sapere quale sarà/saranno il/i processi di stampa necessari alla creazione del prodotto richiesto dal committente, altrimenti vale come nel caso B, non avete il profilo ICC che vi serve.
Ecco un bello schema riassuntivo (rif. ATIF doc 04.1) delle operazione necessarie, nel caso A o nel caso B, per poter raggiungere l’agognata produzione.



Se avete sempre e soltanto seguito il percorso A, delle due l’una, o avete sempre fatto orecchie da mercante (accontentandovi a prescindere di come veniva stampato il lavoro), oppure il vostro committente vi chiede sempre di usare delle condizioni di stampa note.

Nel caso della stampa Offset esistono da diversi anni dei profili ampiamente diffusi, usati e riconosciuti da tutti (le famose caratterizzazioni Fogra, da cui i profili ICC di ECI), nella stampa Flexo non esiste nulla di similare. Se siete fra i fortunati attori del mondo offset i profili che state cercando sono molto probabilmente già pronti, scaricabili gratuitamente da qui:
http://www.eci.org/en/downloads

Potete proseguire nel percorso A. Fate attenzione però ad usare/assegnare i giusti profili in accordo con il committente e lo stampatore. E sappiate comunque che in caso di stampa a gamut esteso, o per l’uso di colori speciali i profili ECI non vi saranno di alcun aiuto, rimbalzandovi quindi al percorso B.

Se siete invece fra i fortunati attori del mondo flexo che fare? Dove sono i profili ICC così necessari? Qui non c’è partita, avete un solo percorso a disposizione, il percorso B, B come Buona-fortuna. Consci del fatto che vi attende molto lavoro prima di poter andare in produzione, chiediamoci:

Chi crea i profili ICC?

Avete visto da quanti step è composto il percorso B? Chi si prenderà carico di tutto quel lavoro? Analizziamo qui di seguito i passaggi necessari alla creazione del profilo:
  1. il service prestampa chiederà al converter di poter stampare delle forme linearizzate

  2. lo stampatore farà il primo avviamento macchina

  3. il service prestampa analizzerà/misurerà i campioni stampati, per deciderei i seguenti parametri:

    • lineatura e tipo di retino da usare + eventuali pattern o retini specifici

    • curve di compensazione TVI

  4. se qualcosa è andato storto nel primo avviamento si chiederà di poterlo rifare tornado al punto 2 verificando le condizioni della macchina da stampa

  5. il service prestampa chiederà al converter di poter stampare la forma test di caratterizzazione

  6. lo stampatore farà il secondo avviamento macchina

  7. il service prestampa analizzerà/misurerà i campioni stampati, per procedere alla creazione del profilo ICC

  8. se qualcosa è andato storto nel secondo avviamento si chiederà di poterlo rifare tornando al punto 6 verificando le condizioni della macchina da stampa

  9. il service prestampa chiederà al converter di poter procedere al test finale  (questo step è opzionale, solitamente qui tutti saltano il passaggio e vanno direttamente al punto 12)

  10. lo stampatore farà il terzo avviamento

  11. il service prestampa analizzerà/misurerà i campioni stampati, per verificare che tutto sia stato fatto correttamente, se qualcosa è andato storto si torna al punto 10 verificando le condizioni della macchina da stampa

  12. ora il profilo ICC è pronto e può essere distribuito alla filiera
Ancora tanta roba vero?
Ma allora chiediamoci:

Quanto costa creare dei profili ICC?

Se rianalizzate un attimo l’elenco appena letto noterete quante persone sono coinvolte in questo processo: grafici prepress per la creazione delle forme test, operatori prepress per la preparazione delle matrici, macchinisti per l’avviamento dei test, specialisti colore per l’analisi dei risultati e per la creazione dei profili ICC.

E vi renderete anche conto dei costi implicitamente legati a questo tipo di attività: costo della lavorazione grafica, costi per la preparazione delle forme test, costi per gli avviamenti macchina, costo uomo per il tempo necessario all’analisi dei dati ed alla creazione dei profili.

I costi impliciti al processo di caratterizzazione della macchina da stampa sono alti, e non sono nemmeno eterni. La caratterizzazione può essere nuovamente necessaria in caso di variazioni importanti della condizione di stampa.

Di chi sono i profili ICC?

Siamo arrivati al dunque finalmente!
Dopo aver capito l’importanza dei profili ICC, aver analizzato la fatica ed i costi impliciti nella loro creazione, possiamo ora dare la risposta tanto attesa:
"I profili ICC sono di tutti. ECI li distribuisce gratuitamente da anni."
Si ma quelli sono solo profili offset! Io lavoro nella Flexo!!!” - risponderete voi...

Ok, visto che avete investito tempo e danaro nella creazione dei vostri profili ICC, sono io a girarvi la domanda: di chi sono quei profili? Sono del service prestampa o sono dello stampatore? L’agenzia grafica od il fotografo, dopo averli usati, possono tenerli e riutilizzarli? Prima di rispondere però soffermativi solo un attimo a pensare…

Quante volte avete dovuto rifare le prove in macchina solo per aver cambiato il service prestampa? Quanto volte vi avrebbe potuto far comodo usare dei profili ICC già creati e provati da un altro stampatore, che usa le vostre stesse identiche tecnologie di stampa?

Non sarebbe più utile poter accedere tutti ad un unico contenitore di profili ICC condiviso? Ci pensate a come l'uso di profili ICC condivisi possa dare maggiori garanzie al committente sulla coerenza del risultato stampato? Ci pensate a quanto tempo e soldi potrebbe far guadagnare al mercato l'uso dei profili ICC condivisi?

Buona condivisione.

10.1.18

SCTV (Spot Color Tone Value) - I giochi stanno cambiando nella calibrazione delle tinte piatte


Finalmente è arrivata la risposta che il mercato stava aspettando sulla gestione delle tinte piatte nella stampa digitale, offset, flexo e rotocalco. Si chiama ISO 20654:2017.

In questo post alcuni appunti tratti dalla presentazione relativa a SCTV che Steve Smiley ha fatto in collaborazione con Techkon. (trovate il link della presentazione alla fine del post).

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Cosa vuol dire SCTV?

Non ha nulla a che vedere con la "Second City TV" che trovate su Google.

È l’acronimo di Spot Color Tone Value (Standard ISO 20654:2017). Fornisce una ponderazione visiva uniforme, lungo tutta la scala tonale.


Perché è necessaria?

Maggiore resa tonale
Negli ultimi 25+ anni, il settore del packaging ha vissuto l'esasperata necessità di ottenere dei colori sempre più accesi e vibranti. Questo ha spinto gli stampatori verso un uso intensivo dei colori spot in aggiunta alla classica quadricromia. (riportiamo l'esempio classico del rosso Coca Cola, che non viene ottenuto in separazione CMYK, ma da un singolo colore spot). Ed i produttori di macchine da stampa a creare linee stampa con sempre più castelli (fino a 8 - 12 colori).

Gamut esteso
Oggi molti brand hanno deciso di stampare i loro prodotti utilizzando un gamut esteso fisso (7 colori in macchina). Circa il 20% degli stampatori americani usa la stampa a 7c - CMYKOGV). Avere un controllo preciso di questi 7 colori è un fattore critico per il successo di questo tipo di stampa. La stampa in gamut esteso porta all'ottimizzazione e standardizzazione del processo di stampa, riducendo complessivamente i costi di produzione.

Se misuriamo con uno spettrofotometro tradizionale una scala stampata di una tinta piatta (od una prova colore inkjet, Cromalin, Approval etc), leggeremo dei valori TVI incoerenti dipendenti dalla tonalità della tinta stampata, anche se i punti di retino analizzati al microscopio hanno tutti la stessa dimensione fisica. Questo comportamento è dovuto al fatto che per l'applicazione della Murray-Davies (necessaria a calcolare l'incremento di punto), lo strumento misurerà la densità del pieno utilizzando dei filtri RGB. La scelta di quale filtro usare in relazione al colore da misurare è fatta soggettivamente dal software dello strumento. Questo porta a letture dei pieni incoerenti e quindi a valori TVI incoerenti.

Il problema è particolarmente sentito nelle stampa inkjet dove è inevitabile l’uso della sovrastampa per l’emulazione dei colori spot. L'incoerenza legata al tipo di misura effettuata ha rallentato sensibilmente l’ingresso delle periferiche inkjet nel mercato del packaging.


Vecchi approcci per cercare di superare gli ostacoli (senza riuscirci)

Si è sempre incolpato il Dot-Gain ottico, la misura dei punti, la tecnologia inkjet etc...

Si sono sempre usate le mazzette pantone senza tenere in considerazione che queste hanno uno spessore dell’inchiostro diverso per ogni colore, portando ad una gestione incoerente delle curve TVI.

Ogni service di prestampa (ed ogni stampatore) ha sviluppato le proprie soluzioni per cercare di aggirare ed arginare il problema.

Non esiste uno standard industriale per la gestione delle tinte piatte: che filtro usare per la misura del verde, del blu o del marrone?
SWOP parla di TVI del 22%, GRAcoL beta del 17%, ISO12647-6 basa i suoi riferimenti sulle densità utilizzate nella stampa a banda stretta, alcuni stampatori usano TVI del 5% per la riproduzione di colori pastello, mentre per la stampa del blu scuro usano TVI dell’ 80%.

La gestione di curve TVI diverse in base al colore stampato porta ad una difficilissima gestione dei lavori in prestampa.

Qui un esempio della stessa scacchiera del 50% stampata con colori diversi e misurata secondo le specifiche ISO 12647-6. Ogni colore riporta TVI diversi, quindi a misure incoerenti.


Il risultato nel mercato del packaging, ed in tutta la filiera, è stato di frustrazione, incoerenza dei risultati con l’impossibilità di allineare cromaticamente i prodotti stampati su diversi supporti stampa (stampa interna, esterna, film, carta etc.). L'unica soluzione applicata diffusamente è quella di abbassare la qualità cromatica di tutti prodotti, per allinearsi al risultato peggiore. Il mercato era confuso e la posta in gioco era molto alta per i grandi brand.


La salvezza dai social media!

Tutto è nato da una semplice domanda postata su LinkedIn e rivolta ai professionisti del packaging:
“Come possiamo gestire i colori pantone?”
Un gruppo di 20+ specialisti hanno cercato di rispondere. Tra questi John “the math guy” Seymour, che ha proposto la nascita del gruppo SCHMOO (Spot Color Halftone Metric Optimization Organization). Grazie alla sue analisi John ha dimostrato alla comunità CGATS l’esistenza del problema relativo ai colori spot, misconosciuto per diversi anni, e la possibilità di poterlo correggere mediante il giusto approccio matematico.

Un team di esperti si è riunito. Esperti ISO, esperti CGATS, esperti di prestampa, fornitori di software, matematici, brands, tecnici del settore…


I test effettuati per l'analisi del problema

I test effettuati su colori saturi, colori multipli e tinte opache hanno evidenziato le limitazioni derivanti dall’applicazione delle formule Murray-Davies, dE-P, dL-P, CTV ed ITV ai colori spot retinati. Ogni formula porta a gradazioni tonali incoerenti rispetto ai valori TV del file digitale. Nella figura qui sotto la colonna “Press Data” rappresenta i valori digitali di una scala da 0% a 100% con gradini di 10%. Le colonne successive sono le rispettive misurazioni dello stampato applicando le formule di cui sopra.


Il problema di incoerenza, non visibile sui canali CMYK tradizionali, è molto evidente quando misuriamo colori spot saturi o pastello.

Per cercare di risolvere il problema sono state analizzate 11 diverse formule, da queste solo 3 sono state considerate le più valide. Craig Revie e Dave McDowell hanno sviluppato la formula SCTV attuale, partendo dal lavoro di Bill Burkett e Hanno Hoffstadt.

Con l’aiuto di TetraPack, TAGA, FOGRA, FTA, etc sono stati effettuati dei test pratici su più di 50 tinte piatte e colori pastello.

La formula SCTV è stata messa a confronto con tutte le altre.


Analizziamo i risultati

La formula Murray-Davies funziona abbastanza bene quando i pieni rientrano nel range 1.30 / 1.55, non al di fuori di questo range di densità. Evidenzia le sue limitazioni con colori saturi o tinte pastello.

FOGRA ha provato la formula SCTV sui canali CMYK ed ha visto che l’applicazione di questa curva porta a risultati più morbidi con minori disturbi nel canale del nero.

ICC, ISO ed Idealliance concordano nel dire che questa è la direzione giusta.

I test effettuati dimostrano che i risultati ottenuti da stampe digitali, offset, flexo e rotocalco hanno risultati tonali simili fra loro. Con la sola eccezione della rotocalco che, avendo la capacità di stendere degli strati di inchiostro diversi in base alla percentuale di retino, può alterare sensibilmente il colore ottenuto in stampa.


Cosa significa SCTV per lo stampatore ed il reparto prestampa?

La ISO 20654:2017 è stata pubblicata in Ottobre 2017.

Utilizzando SCTV si hanno gradini tonali equidistanti per ogni tipo di stampa e per ogni tipo di colore misurato.

I profili ICC creati da questi dati saranno più uniformi.

SCTV analizza i risultati partendo dai valori Lab o XYZ delle tinte misurate, eliminando l'uso dei filtri RGB.

Applicando SCTV il gradino del 50% stampato, dovrà misurare 50% (non più 50% + il dot-gain), per ogni tipo di stampa, sia essa inkjet, offset, flexo o rotocalco, semplificando notevolmente l’analisi dello stampato.

SCTV semplifica la misura dei campioni e la formazione del personale addetto alle misurazioni.

I benefici derivanti dall’uso di SCTV:
  • resa visiva delle tinte coerente
  • uso di una singola curva in base allo strato d'inchiostro
  • facilità di misurazione e di formazione
  • indipendenza della misura dalla tinta
  • migliore allineamento cromatico fra stampa e prova colore
  • migliore allineamento cromatico fra diverse tecnologie di stampa
Il target di calibrazione TVI non sarà più verso delle curve diverse per ogni tipo di stampa, ma verso una risposta lineare. Il 90% calibrato sarà misurato 90%, il 50% sarà misurato 50%, il 10% sarà misurato 10%, il substrato sarà pari a  0%. Massima semplicità. Eliminazione totale delle differenze dovute al cambio di substrato.


Cosa significa SCTV per il mercato?

Un unica misura per tutti i tipi di stampa e prova colore.

Un unico risultato per tutti i tipi di stampa e prova colore.

Un unica curva per ogni strato di inchiostro.

Non serve più ripetere il test per ogni tipo di spot color.

Non serve più tenere in considerazione un DG diverso per ogni tipo di stampa od un DG diverso per ogni tipo di prova colore.

Le curve di stampa possono essere calibrate usando lo strip ISO17972-4 CxF/x1a, oppure personalizzando la scala a piacimento.

In flexo ogni anilox necessiterà di 1 singola curva di calibrazione, indipendentemente dal colore stampato (a patto che gli inchiostri abbiano le stesse caratteristiche reologiche).


SCTV può essere usata anche per CMYK?

In futuro potrà essere applicata anche a CMYK, ad oggi è raccomandata solo per l’applicazione con tinte piatte.


Domande e risposte

Q: Possiamo leggere il colore su ogni substrato usando SCTV?
A: Si, le curve TVI saranno relative allo spessore dell'inchiostro non alla sua tinta.

Q: Il match fra la prova colore digitale e la stampa migliora con SCTV?
A: Si, perché ora sia la stampa che la prova colore sono allineate allo stesso target lineare.

Q: Anche colori come il reflex blue od i colori pastello possono essere misurai con SCTV?
A: Si, SCVT nasce proprio per dare una risposta coerente alla gestione di tutte le tinte piatte.

Q: Sono stati provati anche colori metallici?
A: No, per la misurazione di colori metallici è raccomandato l'uso di spettrofotometri a sfera. Questo tipo di sperimentazione non è ancora stata fatta.

Q: Posso usare una singola curva TVI per ogni tipo di rullo anilox?
A: Si, ogni curva è relativa ad una condizione di stampa, indifferentemente dal colore stampato, a patto che gli inchiostri usati abbiano fra loro le stesse caratteristiche reologiche.

Q: Usando SCTV posso creare una curva TVI misurando solo il substrato ed il pieno del colore?
A: Quasi. Le prove effettuate da Stefano d’Andrea hanno dimostrato che è possibile misurare il bianco, il pieno ed il 50% per ottenere delle curve molto attendibili.


Esiste della documentazione in italiano relativa a SCTV?

Si, grazie a TAGA possiamo scaricare un interessantissimo documento "TAGA.ISO.20654_GDL_SpotColor_output1_rev03.pdf", che descrive la norma ISO 20654, i suoi contenuti e l'analisi delle sperimentazioni effettuate da TAGA.

Trovate il documento qui:
https://www.taga.it/2017/11/calcolo-delle-curve-tonali-negli-spot.html


Link alla presentazione di Steve Smiley @ Techkon:
https://vimeo.com/234681516


Buona visione.