17.2.15

L'immagine che vedete a monitor "NON ESISTE" - viaggio nella gestione colore partendo dal prodotto stampato

Recentemente sono stato a fare un avviamento macchina presso uno stampatore flexo.

La macchina in questione era una Göpfert 4 colori + vernice, per chi non fosse avvezzo, si tratta di un bestione simile a questo:
(maggiori info qui: http://www.goepfert.de/1/machines/flexo-printing/)

Si, avete visto bene; le scale servono per "accedere" alla macchina da stampa. Purtroppo nella foto non c'è una figura umana a riferimento, ma vi posso assicurare che la bestiola è abbastanza grossa.

Il soggetto da stampare era una bella forma test contenente diverse immagini ed una serie di scalette di controllo. L'obbiettivo della stampa era ottenere dei buoni risultati su diversi supporti ed a diverse lineature, per poterli poi misurare ed effettuare la caratterizzazione colore della "signorina" di cui sopra. Se vi state chiedendo perché vi racconto questo antefatto e cosa c'entri con il vostro monitor; bhè, pazientate ancora un attimino ora ci arriviamo...

Nella forma test messa in stampa, fra le altre, era presente anche la seguente immagine che uso a campione:


Lascio a voi i commenti sulla qualità dello scatto (ininfluenti ai fini del ragionamento).
L'immagine è stata stampata su 3 diversi supporti in cartone undulato. Un'onda bassa patinata, un microtriplo patinato ed un liner bianco. Questo per simulare le principali produzioni quotidiane dello stampatore. Curiosi di vedere i risultati ottenuti sui diversi supporti ??!? Vi accontento subito:

(Onda Bassa Patinata)

(Microtriplo Patinato)

(Liner bianco)

Notate le differenze ? L'immagine di partenza è la medesima, la sua gestione colore in prestampa è la medesima, le lastre da stampa sono le stesse, gli inchiostri usati sono sempre gli stessi e la macchina da stampa di certo non è cambiata; quindi... cosa è cambiato ?

Bravi ! 
(anche sa la domanda posta in questi termini risultava di assai facile risposta, non credete ?  ;-)

In realtà diversi altri fattori hanno influito sul risultato finale (ne cito alcuni: lineatura del rullo alnilox, volume del rullo anilox, viscosità dell'inchiostro, velocità di stampa, forni, essicazione etc), ma ora non disperdiamoci nei meandri della stampa flexo e focalizziamoci solo sul tipo di supporto. Osserviamo ancora un attimo la stampa su microtriplo patinato (dove è meno evidente la cannettatura del cartone ondulato), ed analizziamola da più vicino:


...da più vicino ...


Ancora più vicino !!!


Lo vedete il retino di stampa ? Ecco ora confrontate nuovamente l'immagine con quella sul vostro monitor ma... da molto vicino, come avete appena fatto per la stampa !


Li vedete i sub-pixel RGB del vostro monitor ? ... Si ?!?? Ottimo !

Chiarito che il monitor e la stampa usano tecnologie diverse per rappresentare il colore, in quanto la stampa filtra e riflette la luce incidente su di essa, mentre il monitor emette luce colorata di per sé.

Come potete pensare che quella che vedete a monitor sia la sola ed unica rappresentazione cromatica del soggetto che state guardando ?

Quella è solo una fra le molte possibili rappresentazioni, dei dati numerici contenuti nel file del soggetto. Vi sarà già capitato vero ? Che la bellissima immagine che avete preparato sulla vostra stazione di lavoro, perda "tono" quando la guardate sul portatile del vostro committente ?! Il semplice fatto di guardare la stessa immagine su monitor diversi, aventi diverse caratteristiche tecniche, produce risultati cromatici diversi. Pretendere poi che una macchina da stampa, che costa svariati milioni, si adatti a quello che vedete sul vostro monitor, che nel peggiore dei casi può costare qualche migliaio di euro... beh... è pura follia !

E' pura follia sia dal punto di vista logico, in quanto la gestione del colore in stampa è soggetta a molte più variabili rispetto alla gestione colore del monitor; che da quello tecnico. Un dato di fatto su tutti; la gamma tonale di una macchina da stampa sarà sempre inferiore a quella di un qualsivoglia monitor. Qui sotto vedete la comparazione dei vari spazi colore tra cui i classici sRGB, Adobe RGB ed una generica macchina da stampa (CMYK):


Gli inchiostri usati in stampa, per le loro caratteristiche fisiche, non riusciranno mai a riprodurre alcune delle tonalità facilmente riproducibili da un qualsiasi monitor, in particolare nei colori saturi. Detto ciò si desume come non vi sia altra scelta possibile; è solo il monitor che può simulare la stampa e mai il contrario, quindi ora possiamo ribadirlo a ragion veduta ed aggiungendo un dettaglio: "L'immagine che vi mostra il monitor (in stampa) NON ESISTE". E completiamo la frase aggiungendo - "... a meno che non sia il monitor (visto che ne ha le capacità tecniche) a simulare il risultato ottenibile in stampa". Questa simulazione prende il nome di soft-proofing.
Mi permetto di riportare questa immagine esemplificativa, presa in prestito dal sito del Prof. Boscarol.


Trovate maggiori dettagli su hard e soft proofing direttamente su Colore Digitale Blog.
Ma ora domandiamoci: "Come fa il soft-proofing a sapere esattamente quali saranno i colori che otterrò dal processo di stampa, così da poterli simulare sul mio monitor ?"

E qui si chiude il cerchio !

Può simularli con buona approssimazione, solo se conosce i profili colore (ICC) delle due periferiche utilizzate nel processo di simulazione. Le due periferiche sono appunto il vostro monitor e la "condizione di stampa" che volete simulare. Notate bene che non ho detto... un monitor generico ed una macchina da stampa generica, ma "il vostro monitor" e quella specifica "condizione di stampa". Questo perché non tutti i monitor sono uguali, e perché la macchina da stampa può stampare su diversi supporti, a diverse lineature e con diverse caratteristiche di stampa e, come avete avuto modo di verificare nelle immagini viste sopra, ottenere risultati cromatici assai diversi fra loro. 

Ora provate a chiedervi: "Perchè è importante profilare la condizione di stampa ? Non basta usare un generico e preconfezionato Euroscale Coated ?".

NO ! Lo avete appena visto. La condizione di stampa influenza significativamente la cromia del risultato finale. Quello che vogliamo simulare in soft-proofing è una specifica "condizione di stampa" e non semplicemente una generica macchina da stampa X. Che senso avrebbe cercare di prevedere un risultato cromatico, utilizzando un profilo colore relativo ad una condizione di stampa diversa ? La conseguente previsione sarebbe sicuramente errata. Più accurata sarà la profilatura colore di una specifica "condizione di stampa" e più accurate saranno le simulazioni ottenute con quel profilo colore.

Analogo ragionamento va applicato sul lato monitor, provate a chiedervi: "Perchè è importante profilare il mio monitor ? Non basta usare un generico e preconfezionato Color LCD ?"

NO ! I monitor sono fra loro diversi. Monitor diversi, portano a risultati cromatici diversi. Usare un profilo generico, semplicemente riduce l'accuratezza di riproduzione del vostro monitor. E' come avere un motore che può correre a 100 Km/h, ma limitarlo a 50 Km/h solo per il fatto che state utilizzando la benzina sbagliata. Certo, non è che non funziona, solo che vi dovete accontentare dei risultati ottenuti.

La profilatura delle "condizioni di stampa" è utile, per non dire necessaria, nelle seguenti fasi della gestione colore:
  • conversione da RGB a CMYK
  • repurposing da CMYK a CMYK
  • simulazione a video del prodotto stampato (soft-proofing)
  • simulazione in prova colore del prodotto stampato (hard-proofing)
In ognuna di queste fasi l'utilizzo dei corretti profili ICC porta a risultati accurati e riproducibili. In mancanza di tali profili, l'uso sostitutivo di profili generici, limita l'accuratezza della conversione colore e/o la simulazione dei risultati ottenibili in stampa.

Per chiudere vorrei ricordarvi che "L'immagine che vi mostra il monitor NON ESISTE". Ma voi con le giuste informazioni e la giusta formazione avete la capacità di "Renderla il più reale possibile".

Buona gestione del colore.

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