28.9.15

ATIF rinnova il suo sito


Finalmente !

ATIF rinnova il suo sito web. Vi troverete: le informazioni sull'associazione, i corsi, i documenti tecnici, le news... e molto altro.

Buona navigazione.

14.9.15

Un'immagine grande come un campo da calcio


Se vi dicessi che con gli scatti della vostra macchina fotografica digitale potreste stampare un'immagine grande come un campo da calcio mi dareste del folle ?

In rete si trovano svariate informazioni relative alla risoluzione delle immagini (PPI) necessaria per ottenere una specifica dimensione di stampa (ad es A3, A4 etc). Qui un esempio tratto dal sito ufficiale Nital. La quasi totalità di queste informazioni sono a mio avviso, diciamo così... incomplete.

Mi trovavo a ragionare sulla risoluzione delle immagini (PPI) in rapporto alle reali necessità di stampa (LPI); ero quasi sul punto di scrivere un post sull'argomento, quando ho letto questo articolo di Marco Olivottto ed ho pensato: "...bhè che altro aggiungere ? È già tutto scritto qui a chiare lettere !"

Poi, dopo attenta riflessione, ho deciso di aggiungere, a quel prezioso post, alcune considerazioni basate sulle ferree regole di stampa già note.

Visto che al giorno d'oggi la quasi totalità delle immagini stampate, derivano da scatti fotografici digitali, mi sono chiesto: "Senza dover necessariamente ricampionare le immagini, quanto saranno grandi quelle stesse immagini una volta stampate ?" (ossia stampandole con un rapporto 1:1)

Il calcolo è presto fatto!

La risoluzione delle immagini digitali (espressa in PPI) è intrinseca alla tecnologia usata per scattarle, quindi dipenderà esclusivamente dal sensore presente nella macchina fotografica, oltre ovviamente alle impostazioni date via software in fase di scatto, nel senso che lo stesso sensore può salvare le immagini alla sua massima risoluzione o ricampionarle al volo a risoluzioni inferiori.

Partendo da questo concetto ho stilato una tabella riportante alcune delle risoluzioni più diffuse sul mercato, ed ho calcolato la relativa misura in stampa espressa in centimetri.
Voi potreste obiettare: "Hey ! ma la dimensione finale della foto non dipende anche dalla lineatura scelta in fase di stampa ?!??"
Bravi, allora siete attenti ! Nella tabella sottostante infatti, noterete la colonna riportante la lineatura di stampa (LPI) e la relativa risoluzione richiesta in stampa (PPI), ottenuta applicando la seguente formula.
Risoluzione delle immagini (PPI) = lineatura di stampa (LPI) x fattore di qulità (Q) 
Dove LPI = 150, Q = 2.
In pratica la misura in cm riportata nella tabella sottostante viene calcolata considerando la classica risoluzione richiesta per una stampa commerciale 1:1 a 150lpi.
Per approfondire il rapporto che lega risoluzione del dispositivo di scrittura (DPI) e lineatura di stampa (LPI), vi suggerisco di leggere questo post.


Dalla tabella potete notare come un'attuale m/a fotografica digitale Full frame da 36Mpixel, possa tranquillamente stampare immagini in formato 62x41cm (a 150lpi), senza la minima perdita di dettaglio.
"E se cambio la lineatura di stampa ?!??"
Che domande! Cambierà di conseguenza anche la misura stampabile in formato 1:1 ottenibile da quegli specifici PPI. Tenete in considerazione che per una stampa offset commerciale, osservata quindi dai classici 55/70cm di distanza, retini superiori ai 200lpi non sono più distinguibili dall'occhio umano. Quindi lo standard di fatto di 150lpi soddisfa mediamente la qualità attesa da un processo di stampa Offset.

Avete notato come ho cercato di enfatizzare la distanza da cui viene vista la stampa ?

Un foglio A4 viene osservato normalmente ad una distanza compresa fra i 55 ed i 70cm. Dipende da quanto sono lunghe le vostre braccia !  :)  La risoluzione necessaria per riprodurre adeguatamente (ossia senza evidenziare scalettature) un'immagine digitale è indubbiamente proporzionale alla distanza da cui questa immagine verrà vista. Provate a pensarci. Immaginiamo di analizzare da vicino un retino di stampa a 150lpi, con l'ausilio di un lentino vedremo chiaramente i punti di retino. Se osservassimo lo stesso retino ad una distanza di 60cm (ossia ad occhio nudo), il retino comincerà a scomparire alla nostra vista. Osservando infine lo stesso retino da un metro o più di distanza, non saremo più in grado di distinguere i punti di retino. Ai nostri occhi la stampa sembrerà un immagine a tono continuo. Eppure la risoluzione dell'immagine stampata non è cambiata vero ?

Leggendo il post di Marco Olivotto precedentemente citato, scopriamo che la risoluzione necessaria per ottenere una buona qualità di stampa è la seguente:
risoluzione (PPI) = 8.733 / distanza_di_visualizzazione (cm)
Vedete come l'unico fattore importante, al fine della definizione della risoluzione di un immagine da stampare, sia la distanza di visualizzazione, e non la lineatura o i DPI od altri arzigogolati parametri.

Chiarito questo concetto ripropongo il quesito di inizio post: "Se vi dicessi che con gli scatti della vostra macchina fotografica digitale potreste stampare un'immagine grande come un campo da calcio mi dareste del folle ?"

Proviamo a seguire questo ragionamento: Se l'immagine stampata sarà grande come un campo da calcio, da che distanza verrà osservata questa immagine ?

Facendo le opportune considerazioni; porto ad esempio lo stadio Meazza, dove il campo di gioco è grande 105x68mt, ed il terzo anello si eleva fino a 45mt dal suolo, direi che mediamente la distanza di visualizzazione potrebbe attestarsi intorno ai 60mt.

Applicando la formula di cui sopra avremo:
8,733 / (60*100) = 1,46ppi
Calcolando a ritroso, la lineatura di stampa sarà: 1,46ppi / 2 = 0,7lpi

Stampando a meno di una linea per pollice, sapete quanti PPI basteranno per coprire una grandezza vicina a quella di un campo da calcio ?

Basterà un file di 5520 x 3580 PPI (circa 20 Mpixel)

Ah... la vostra strabiliante reflex ne ha 36 di Megapixel ??? Bhè, allora state tranquilli, potrete indubbiamente ricoprire un campo da calcio con i vostri migliori scatti fotografici ! Basterà effettuare il tiling dell'immagine e stamparla su plotter di grande formato.

Buona maxi stampa delle vostre immagini.

10.9.15

Importare le curve Harmony in Colorflow



Video dimostrativo che vi spiega passo passo come importare le curve di calibrazione Harmony in ColorFlow.

Buona importazione.

9.9.15

Gestire le chiamate di assistenza tecnica via Partner Place

Sei un cliente Kodak ?
Puoi usare il portale Partner Place per iscriverti e gestire le tue chiamate di assistenza tecnica ...



... e non solo !

Buona iscrizione.

1.9.15

La cianografica ed i dialetti


Domanda: « ...allo stato attuale dei processi di stampa e prestampa, quali aspetti della cianografica sono più soggetti ad errore e dunque bisogna controllare con maggiore accuratezza prima di apporre il visto si stampi ?»

Risposta: «A mio avviso la domanda è un pò vaga e suona come chiedere: qual'è l'errore d'interpretazione più diffuso nei RIP attuali ? A tale quesito trovo sia molto difficile dare una risposta semplice ed univoca, nel senso che se avessi in tasca LA risposta, verrebbe meno la necessità stessa di vistare le cianografiche, in quanto saprei già (su base statistica) cosa e dove controllare. 

Come molti di voi sapranno la cianografica consiste nella rasterizzazione e stampa (o visualizzazione a monitor in caso di soft-proofing) di una grafica vettoriale. In un flusso di lavoro NORM (Normalize Once Render Many), la garanzia che il prodotto che si sta vistando (su carta o via web) venga fedelmente riprodotto in fase di stampa, è data dal fatto che sia la cianografica che il prodotto stampato verranno interpretati dal medesimo RIP, partendo dai medesimi files d'ingresso. Questa garanzia è tanto più vera quanto più solido è il flusso di lavoro in uso.
Nessun flusso di lavoro al mondo però, senza il supporto di una cianografica, potrà mai garantirvi che i files ricevuti in ingresso verranno stampati esattamente così come voi li vedete a monitor; per il semplice fatto che il RIP è un interprete che cerca di tradurre una composizione grafica vettoriale (solitamente contenuta in un documento PDF) negli equivalenti retini di stampa da esporre in lastra.

E qui iniziano i problemi...

Voi potreste obiettare: "Perché ? I PDF non sono tutti uguali ?"
NO ! I PDF non sono tutti uguali, vedi qui per capire quante diverse versioni ne sono state rilasciate nel corso degli anni. Il formato PDF è uno standard definito da Adobe, ma ogni produttore di software può implementarlo nei propri programmi in modo leggermente diverso, ovviamente senza volerne volontariamente infrangerne i dogmi. Anche i programmi di composizione grafica presenti sul mercato sono molti ed ognuno di essi con versioni diverse (e bug diversi). Rapportando ogni versione del formato PDF implementata in un software di composizione grafica ad un "dialetto", risulta immediato capire quanti possibili "dialetti" possano esistere.

Quando il RIP cerca di interpretare un documento, dovrebbe quindi essere in grado di capire ogni possibile "dialetto" esprimibile da ogni software grafico presente sul mercato, in ogni sua versione commercializzata.

A questo poi, come se non bastasse, dobbiamo aggiungere che il formato PDF non è l'unico "dialetto" interpretabile dal RIP, ma ne esistono molti altri, ricordiamone alcuni: EPS, PS , DCS, CT/LW, TIFF/IT etc., ognuno di questi esistente in diverse versioni.

Ora capite come le cose che inizialmente potevano sembrare semplici, possano inevitabilmente complicarsi. Le variabili implicate nel processo di rasterizzazione di un documento vettoriale, ossia le combinazioni di:
  • tipologia e versione del software di composizione grafica
  • tipologia e versione del formato del file vettoriale
  • tipologia e versione del motore RIP usato per la rasterizzazione
  • parametri usati nel RIP durante il processo di rasterizzazione
sono tali e tante da non poterci preventivamente garantire al 100% la corretta interpretazione del documento ricevuto in ingresso.

È anche sì vero che senza l'ausilio di un buon flusso di lavoro la stragrande maggioranza dei problemi che potrebbero essere riscontrati poi in stampa, non verrebbero anticipatamente risolti durante la fase di normalizzazione dei documenti; ma, a pensarci bene e considerando quanto fin qui esposto, il "visto della cianografica" è una fase essenziale ed ineliminabile dal processo di lavorazione, atto ad assicurare quella fedeltà di riproduzione dello stampato che il flusso di lavoro in sè, senza l'aiuto del controllo umano, non è in grado di garantire.»


Chiarito quanto sopra posso dire che :
  1. Il processo di visto si stampi della cianografica (sia essa soft o hard proof) è un passo ineliminabile in ogni flusso di lavoro prestampa e valutabile solo dal personale tecnico addetto a tale compito.
  2. Considerando l'elevatissimo numero di variabili coinvolte nel processo di rasterizzazione, sapere a priori quali saranno gli elementi vettoriali che potrebbero essere "interpretati in modo anomalo" dal RIP è pressoché impossibile.
  3. Gli errori d'interpretazione di un RIP possono anche essere prossimi allo 0% ma nessun RIP può esserne ritenuto esente al 100% .
  4. Quello che voi od il vostro cliente vedete a monitor (nel file vettoriale) è irrilevante ai fini contrattuali. Solo gli elementi grafici presenti e vistati sulla cianografica sono contrattualmente rilevanti.
Ultimo, ma non meno significativo, il visto si stampi della prova colore. Da attuare sempre in parallelo al visto si stampi della cianografica.

Buona analisi della ciano.

p.s. grazie ad Alessandro per avermi posto la domanda di inizio post.