18.2.16

La fiera delle vanità e la vendetta dello stocastico


Aspettando che si liberi la vecchia Speedmaster per iniziare la tiratura di prova su carta patinata, chiacchiero amabilmente col titolare; parliamo di come sia duro oggi tirare avanti, della particolarità dei loro lavori, della storia della loro stamperia.

Loro sono stampatori che arrivano "da lontano", dai montaggi fatti a mano, da quando il bel risultato era frutto esclusivo della (loro) bravura artigianale, da quando la nobilitazione faceva la differenza fra "un lavoro" ed "un bel lavoro". Il titolare si accende raccontandomi come loro non stampino "come gli altri", i loro lavori sono il risultato di un'attenta scelta stilistica, vanno seguiti e curati individualmente fin nei minimi dettagli. Per enfatizzare il racconto nomina stilisti, critici d'arte e politici che hanno gradito le loro opere.

Prende dei volumi dallo scaffale e me li passa, io, sfogliando le pagine, li osservo curioso.
"Ottime stampe", commento con quel filo di dovuta menzogna suggerita dalla buona creanza. Gli sovviene un lavoro, a suo dire ottimo, da poco consegnato; allora esce veloce dalla prestampa ritornandoci subito dopo col prezioso campione fra le mani. Si avvicina per descrivermene le peculiarità, il titolo di copertina traforato, la scelta delle carte, la bellezza delle immagini. Me lo passa e lo sfoglio pensando fra me e me "...questo è bello !".

"Scusi ha un lentino ?" - chiedo pacato, "Certo ! Eccolo." - risponde passandomelo.
Negli immediati secondi di silenzio seguenti, con lo sguardo acuito dal 5x, analizzo il retino del volume tenuto in equilibrio sul palmo della mano.

"Complimenti," - sentenzio - "ottima stampa stocastica !", volendo esprimere quella solidarietà riservata ai soli addetti ai lavori. La sua espressione stupita mi fa capire di aver toccato un nervo scoperto. "Ma no..." - risponde - "noi lavoriamo a 90 linee...". "Si, ma in questa stampa non c'è rosetta !" - ribadisco.

Attimo di nervoso silenzio. Lui si riprende volume e lentino per appoggiarli sull'adiacente tavolo luminoso e chinarsi ad osservare le immagini. Ancora chino esclama "...è vero ! È stocastico !", afferra il tomo e si dirige a passo lesto verso il responsabile prestampa, ancora camminando esclama a voce alta "Mimmo ! Ma come le hai fatte queste lastre !!!".

Mimmo guarda con espressione interrogativa il titolare avvicinarglisi, notando il volume che ha in mano capisce al volo di che lavoro si tratta e risponde serafico "Bhè, quando lo abbiamo fatto, il CTP era in manutenzione, le lastre c'è le ha fatte il service.", e il titolare, "Ma lo sai che le hanno fatte in stocastico ?". Mimmo per tranquillizzarlo, e prendere tempo, si schiera dietro ad un politically-correct "Ora chiamo e chiedo al service...". Intervengo per sdrammatizzare "Avete ottenuto un ottimo risultato," - e domando - "è già stato consegnato al cliente ?". A quel punto il titolare, messo alle strette, sostiene orgogliosamente "Si, il lavoro è piaciuto molto !".

Io chiudo l'incidente spostando l'attenzione su di un altro argomento "Ottimo" - dico - "possiamo andare a vedere se la macchina da stampa è libera ?". Lui annuisce, ci spostiamo in sala stampa e la discussione cade sulle prove in corso, anche se... appena prima dell'avviamento, sento il titolare rimproverare bonariamente il macchinista dicendogli "...hai stampato un lavoro stocastico e non te ne sei nemmeno accorto !".

Sorrido senza farmi scorgere e penso, "Questa... è la vendetta dello stocastico !".