21.3.23

Mezzo secolo di Pantone


È già mezzo secolo che tutti credono basti guardare un pezzettino di carta stampata per poi pretendere che quel colore venga riprodotto dagli stampatori esattamente così come loro se lo immaginavano, senza preoccuparsi del supporto di stampa, della tecnologia di stampa del retino usato in stampa etc etc etc; senza cioè preoccuparsi di nulla, solo perché nella scelta del colore avevano usato il “loro” pezzettino di carta stampata.

Finché tutti gli attori della filiera del colore non capiranno termini come “condizione di stampa”, “metamerismo”, “CxF”, “riproducibilità” e “tolleranze”… finché tutti gli stampatori non capiranno che il colore non si giudica “ad okkio” confrontando fra loro due pezzettini di carta, ma va invece accuratamente misurato usando parametri e tolleranze prestabilite, beh… fino a quel giorno continueremo ad assistere ad assurde “interpretazioni artistiche” sul banco macchina.

Pantone stessa oggi ribadisce che il vero colore di riferimento è solo quello digitale. Anche se vi ricordate? Ne avevamo già parlato qualche annetto fa... (http://artigrafiche.maurolussignoli.it/2011/11/la-mazzetta-pantone-non-e-piu-il.html)

La differenza fra il dato digitale e quello stampato può avere un ∆E₀₀ 2. Ne consegue quindi che la differenza fra due campioni stampati (due mazzette diverse) può essere di ∆E₀₀ 4.

La ricetta colore suggerita sulle mazzette è puramente indicativa, "[...] gli stampatori possono usare le loro ricette colore per ottenere tolleranze più piccole per un dato standard [...]". Possiamo quindi dire che... è il risultato stampato e misurato che conta, e non il seguire alla lettera la ricetta colore indicata sulla mazzetta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

https://www.pantone.com/articles/faq/color-alignment-faq