21.7.17

Essere produttivi od essere creativi ? - Una storia dal passato.

Prima di iniziare a tirare la forma test lineare, chiedo un foglio macchina stampato il giorno prima e mi appresto a fare qualche controllo di routine.
"Strano," - penso facendo le misurazioni - "stampano il nero a 2,5 ed il magenta a 1,0 ... ". "Gli schiacciamenti non sono malaccio, ma a quelle densità... che pieni!".

Finite le misure mi sposto in sala stampa. Prima dell'avviamento giro intorno alla 6 colori, parlo con Marcello. Lui è il capo macchina, ci siamo presentati poco prima, mani grosse "...cervello fino." - penso - il suo largo sorriso dai denti bianchissimi fa da contraltare alla sua tuta, stinta e macchiata di inchiostro ancora fresco. Mi guardo attorno, possiamo parlare liberamente, in sala stampa ora non ci sono nè  i titolari nè i suoi colleghi pigiatasti. Nel chiacchierare cerco di carpire da Marcello qualche informazione basilare sullo stato della macchina da stampa; sul suo punto di vista sull'azienda. Per superare quella diffidenza di base, che ogni stampatore manifesta verso qualsivoglia "tecnico della stampa", ed entrare rapidamente in sintonia con Marcello, uso terminologie da stampatore, evito con cura termini informatici od accademici. Lui opera diligentemente e con sapienza, si muove agile attorno alla macchina, carica le lastre, prepara il mettifoglio, controlla i calamai. Velocemente si inizia a stampare, la forma test è pronta in poco tempo, qualche aggiustata alle densità una ritoccatina alla bagnatura e ci siamo. Mentre stampa Marcello mi confida che di solito deve caricare parecchio sul nero per ottenere i risultati desiderati. Sorrido fra me e me, "Chi meglio di lui può conoscere certi particolari?" - penso. Ringrazio Marcello, prendo dei campioni e mi sposto in prestampa per la misurazione dei fogli e per la creazione delle curve TVI.

Le curve sono pronte, dalle misurazioni si evince un vistoso problema di stampa sui castelli del nero e del magenta. Lo faccio presente al responsabile prestampa ed al titolare, ma loro decidono che queste anomalie non possono essere ricercate nella macchina da stampa e devono essere compensate con le curve TVI. Io rispondo "Ok, possiamo compensare queste differenze con le curve, è una vostra libera scelta, però sappiate che se la macchina da stampa si comporta diversamente fra un castello e l'altro un motivo dovrà pur esserci. Non sarebbe anche il caso di pianificare un controllo sulla macchina da stampa, per fare in modo che gli schiacciamenti siano omogenei su tutti i castelli?". Loro irremovibili mi chiedo di "aggiustare" il problema solo con le curve. "Già," - penso - "la soluzione più economica vince sempre!".

Come prova finale il titolare decide, visto che il suo cliente è qui ed è in attesa di partecipare all'avviamento, di usare le nuove curve su un lavoro che sta andando in stampa proprio adesso.

Facciamo le lastre, poi le portiamo in sala stampa. Marcello lesto prepara la macchina e nel giro di poco escono i fogli sporchi. Si fa il registro ... si va in carica ... ecco le prime copie "buone" appoggiate sul banco macchina. Il soggetto stampato è composto da fotografie d'arte, interni di una villa d'epoca, statue di marmo lucido, in alcune aree si vedono particolari chiarissimi, in altre colori sgargianti.

Titolare e cliente li osservano in silenzio per lunghissimi interminabili secondi, poi il titolare sbuffa "...no! Non ci siamo! Non vedi come l'immagine è spenta? Non vedi che non urla???"
Altra pausa di silenzio, tutta la sala stampa è immobile ora in attesa di un singolo giudizio, in sottofondo il ronzio della 6 colori che gira lentamente, placida. Osservo il cliente che guarda le stampe con l'espressione di chi non sa esattamente dove dover guardare. Però lo fa con precisione assoluta, avvicinandosi ed allontanandosi dal foglio stampato con il viso crucciato. Poi guardo Marcello, che con la sua solita aria annoiata aspetta semplicemente gli ordini del titolare. "Manca contrasto! Il colore deve essere più vivo! Il nero più scheletrico! Marcello dai! Alza il nero ... abbassa il Magenta!". L'avviamento va avanti per diverso tempo durante il quale Marcello non fa una misura che sia una, ed il titolare, guardando il foglio stampato, gli chiede di aumentare od abbassare le densità dei colori andando ad occhio. Nero e magenta sono i canali più critici. Dopo molte correzioni sui calamai e numerose stampe di prova, non resisto e decido di intervenire. "Scusate, posso verificare gli schiacciamenti?" - chiedo - "Si prego!" - risponde il titolare. Faccio le dovute misure, ed in effetti gli schiacciamenti di Nero e Magenta non sono ancora a posto. "Così non ne usciamo..." - dico. "Posso correggere le curve e rifare le lastre?" - chiedo - "...hm... si ok.".
Vado in prestampa, correggo le TVI quel tanto che basta per compensare le anomalie della macchina da stampa e rifaccio le lastre. Lastre ricaricate in macchina, avviamento e ... TADAA ! Ora i risultati misurati sono ok. Chiedo al titolare, "Come va?", lui osserva silenzioso ... "Perfetto! Vai Marcello fai la tiratura!".

Sapete come è andata a finire?
Il cliente si è comprato uno spettrofotometro, ha fatto fare un corso di cromia ai dipendenti e sta iniziando ad applicare il metodo scientifico per la calibrazione della macchina da stampa.

Buona misurazione.

2 commenti:

Dario Zannini ha detto...

Da incorniciare!!! Cosa? L'articolo tuo e il comportamento di Marcello.

Mauro Lussignoli ha detto...

Grazie Dario!